Il lamento dei costruttori romani all’assemblea Acer

acer-batelli-SLIDERGeneral contractor, ritardi nei pagamenti e diminuzione delle commesse, hanno messo in ginocchio le pmi edili

ROMA – Quindicimila aziende e 80 mila posti di lavoro a rischio. E’ uno “scenario drammatico” quello presentato stamattina all’Auditorium da Eugenio Batelli, presidente dell’Associazione costruttori edili romani, nel corso dell’assemblea di apertura dell’Acer. Imprese strozzate da pagamenti in ritardo, diminuzione degli appalti o congelamento di quelli preavviati, calo di compravendite nell’edilizia privata, aumento del tasso di interesse applicato dal sistema bancario. I bandi di gara per lavori pubblici, in particolare, sono diminuiti drasticamente. Quelli indetti da Roma Capitale, rispetto al 2009, sono calati del 35; quelli pubblicati dalla Provincia del 70% e quelli della Regione dell’88%. Una situazione per cui negli ultimi due anni nel Lazio sono stati persi 25 mila posti di lavoro e, solo nei primi sei mesi del 2011, i fallimenti di imprese edili locali sono aumentati del 32%, contro una media nazionale del 7,1%.

I costruttori romani puntano il dito contro l’istituto del general contractor, introdotto dalla legge Obiettivo del 2001 e in base al quale concessione e realizzazione di “infrastrutture strategiche” – cioè appalti superiori ai 150 milioni di euro – sono affidate allo stesso soggetto, il contraente generale appunto. “Le nostre imprese – ha detto Batelli – non sono riuscite nemmeno a competere per questi lavori”. Risultato: circa un miliardo di euro passati sopra la testa delle piccole e medie imprese e finiti nelle tasche dei general contractor. Una perdita di business cui si aggiungono tutti i casi in cui le concessioni sono assegnate senza gare, alle cosiddette società in house.

La scelta di finanziare solo progetti “grandi”, inoltre, ha danneggiato non solo le pmi ma anche i cittadini, perché “non sono state fatte opere che per i romani sarebbero state molto più utili per alleggerire il traffico”, ha sottolineato il presidente Acer. E questo senza che si realizzasse la contrazione dei costi e dei tempi di realizzazione delle opere: “Il 75% degli interventi previsti dal programma per le infrastrutture strategiche è in forte ritardo e i costi sono lievitati del 35% rispetto alle previsioni”, ha ribadito Batelli.

Accanto alla descrizione di un quadro critico per il comparto edilizio laziale, dall’Auditorium sono arrivate anche proposte concrete. Oltre alla cancellazione dell’istituto del general contractor, l’assemblea ha chiesto alle istituzioni di rivedere le logiche di funzionamento del Patto di stabilità, cominciando con l’escludere dai limiti di spesa gli interventi di manutenzione straordinaria. “E’ un meccanismo squilibrato – ha sottolineato Batelli – perché incide direttamente sugli investimenti e non sulla spesa corrente”, causando disfunzioni come nel caso della Provincia di Roma: 250 milioni di euro in cassa ma comunque l’imperativo di tagliare le spese per investimenti di 100 milioni nel 2012.

Poi c’è la questione della “moneta urbanistica”: appalti in permuta e finanza di progetto, cioè, utilizzati come mezzi di pagamento per la realizzazione di opere pubbliche. In altre parole: se le casse degli enti locali sono vuote – la manovra di ferragosto ha tagliato 5,2 miliardi di euro agli enti locali, per il biennio 2012-2013 – i costruttori potrebbero essere pagati con lotti edificabili o immobili che si trovano in zone di pregio. “Una parte consistente di questi programmi – ha rimarcato Batelli – è però ancora impantanata nelle procedure di tutela ambientale e archeologica”.

Infine, all’Auditorium si è parlato di Piano casa, che a livello comunale prevede la realizzazione di 3.500 alloggi per un investimento di 1,7 miliardi di euro e possibilità di 29.000 nuovi posti di lavoro. “E’ arrivato il momento per portare a termine le procedure attuative”, ha concluso Batelli. Sul Piano, tuttavia, la battaglia ingaggiata dalle opposizioni è lontana dall’essere conclusa.

Ieri, intanto, i lavoratori dell’edilizia hanno organizzato un sit-in a Roma, per chiedere maggiori tutele sociali e soprattutto l’avvio delle opere cantierabili bloccate: dai piani di zona alla messa in sicurezza di alcune scuole, dall’ex fiera di Roma alla tratta T3 della metro C.

 

(Federica Ionta)

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