Il tacchino, piatto re del Giorno del ringraziamento

Brad_Trump_Photography Il quarto giovedì di novembre si festeggia il Giorno del ringraziamento. A Roma come negli Stati Uniti. Una tradizione che, vuole la leggenda, è cominciata nel Massachusetts nel 1621. Tanti eventi in programma, protagonista il tacchino

 

ROMA – Non partirono dall’Italia né in Italia erano diretti. Anzi, i padri pellegrini che quasi quattrocento anni fa sbarcarono a Plymouth, nel Massachusetts, il Bel Paese non lo conoscevano proprio. Eppure anche Roma oggi, come il quarto giovedì di novembre di ogni anno, prepara i tacchini e festeggia il Giorno del ringraziamento.

Una festa tutta a stelle e strisce che oltreoceano è quasi più importante del Natale. L’occasione di rimettere insieme la famiglia e celebrare il primo raccolto degli emigranti che arrivarono in America. Come in quel “Thanksgiving day” nel 1621. Dalle coste del New England al cuore della città eterna, Roma non vuole essere da meno e a viaggiatori, migranti o semplicemente appassionati della tradizione made in Usa offre una serata ricca di eventi e – come ogni Thanksgiving che si rispetti – di cibo.

I camerieri dell’Hard rock cafè stasera accoglieranno i clienti travestiti da tacchini mentre a Villa Pamphili il Vivi Bistrot proporrà un menù rigorosamente americano solo per cinquanta ospiti. Festa grande anche alla John Cabot university e all’American university della Capitale, oltre all’ambasciata di via Veneto.

Per la cena si comincia dal tacchino, il piatto re dell’occasione. Una pietanza così importante che il Forno di piazza Campo de’ Fiori mette a disposizione le proprie attrezzature per cucinarlo: anche sei o sette ore di cottura, oltre al tempo che – vuole la ricetta originale – il tacchino deve passare nel ghiaccio per ammorbidire la carne. Sulla tavola del Ringraziamento non possono mancare purè di zucca, salsa di cranberry, gravy, mashed potatoes (o più semplicemente purea di patate), stuffing (ripieno del tacchino, che va cotto all’interno e poi servito a parte). E ancora torte di zucca, torte di squash, torte di mele con gelato alla vaniglia, brownie e cookie.

Un menù troppo ambizioso? Forse. Del resto, dicono le statistiche, un americano ingrassa in media tra i cinque e i sette chili tra il Thanksgiving e il Natale. E noi non vogliamo essere da meno.

 

(Federica Ionta)

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