Quei servizi di scorta moltiplicatisi negli ultimi mesi

Scorta_parlamentariL’esigenza di sicurezza aumentata tra i parlamentari ha incrementato la spesa di circa 100 milioni di euro

ROMA – Durante gli ultimi mesi di attività dell’esecutivo Berlusconi, risultano essere state autorizzate dal ministero dell’Interno servizi di scorta di sicurezza a specifici parlamentari, la cui configurazione partitica il più delle volte risultava paradossalmente collocarsi tra le fila di coloro che in maniera del tutto innovativa rispetto al loro passato politico, avevano espresso vicinanza e supporto al Presidente del Consiglio. La questione è stata anche oggetto di speculazione mediatica e di malcontento sociale.

Secondo i sensi di legge “è rimesso all’Autorità nazionale di pubblica sicurezza la competenza ad adottare i provvedimenti ed impartire le direttive per la tutela e la protezione delle persone esposte a particolari situazioni di rischio di natura terroristica o correlate al crimine organizzato, al traffico di sostanze stupefacenti, di armi o di parti di esse, anche nucleari, di materiale radioattivo e di aggressivi chimici o biologici o correlate ad attività di intelligence di soggetti od organizzazioni estere”. A fronte di tali autorizzazione vi è l’esigenza di garantire un adeguato livello di protezione a chi svolge attività pubbliche particolarmente sensibili o a chi è esposto a rischi di varia natura attinenti alla propria sicurezza personale e famigliare.
I presupposti risultano ai più comprensibili e meritevoli, ma quello che ha suscitato profonde perplessità è stato il moltiplicarsi di tali autorizzazioni alle certe personalità parlamentari, spesso prive di fondamento attinente alla suindicata normativa.

Le esigenze di sicurezza che sembrano aver interessato alcuni parlamentari a partire dai primi mesi del 2011, hanno condotto all’incremento della spesa annua destinata ai servizi di scorta, che ammonterebbe secondo quanto denunciato da sindacati e associazioni di polizia a circa 100 milioni di euro.

Inoltre, come da mesi segnalano le stesse forze dell’ordine, nei cui confronti il Governo uscente ha inflitto pesanti tagli e ridimensionamenti delle risorse, la moltiplicazione delle scorte politiche nella sola città di Roma ha permesso che venissero destinate a tale uso buona parte delle volanti operative nel quotidiano controllo del territorio. La tendenza ha legittimato una ‘sproporzione vergognosa’ – come l’ha definita il deputato Fli, Aldo Di Biagio – tra volanti e uomini destinati alla tutela dello Stato e personale e mezzi destinati ai presidi del territorio e alla tutela della cittadinanza, loro funzione primaria.

Sempre secondo i sindacati di polizia, nella sola città di Roma, sarebbero soltanto 50 le volanti delle forze dell’ordine impiegate nel pattugliamento del territorio, contro trecento dedicate ai servizi di scorta a circa duemila personalità rientranti nelle categorie «a rischio». Come se non bastasse ulteriori criticità emergono in merito alla mancata revoca dei servizi di sicurezza anche quando la potenziale minaccia sembra essere stata superata: il risultato è che l’impiego di molte delle attuali volanti impegnate come strumento di sicurezza personale non appare rispondere alle finalità d’istituto. Molti dei parlamentari «scortati» e vicini alla ex maggioranza hanno dichiarato di essere stati minacciati (né più né meno di quanto succede per ogni singolo parlamentare), e di aver considerato la scorta come «una condanna» piuttosto che come un premio.

L’apparente mancanza di requisiti normativamente validi in capo ai suindicati referenti, a cui è stata riconosciuto il servizio di scorta, ha alimentato il dubbio nell’onorevole Di Biagio e nell’opinione pubblica che le volanti a loro riconosciute fossero un infondato quanto dispendioso privilegio, che attualmente non sembrerebbe essere stato archiviato, nonostante si sia dimesso il Governo che l’ha concesso.

Visto quindi che tra le linee programmatiche del nuovo Governo vi è l’improrogabile lotta agli sprechi con la definizione di interventi finalizzati al contenimento dei costi delle cariche elettive, attraverso il principio della sobrietà, l’interrogante di Futuro e Libertà chiede dunque se si intenda accertare l’eventuale necessità di riconoscere in capo ad alcune personalità parlamentari, il servizio di scorta di sicurezza attualmente vigente e se si intenda avviare una revisione di tutti gli elenchi dei referenti istituzionali sotto scorta, al fine di procedere con la verifica delle reali esigenze di protezione e di sicurezza di tali profili, così come sancito dalla normativa in materia.

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