Lite continua alla Fondazione Tor Vergata

Policlinico_tor_vergata_sliderLa gara da 33 milioni di euro prima aggiudicata, poi annullata ora impugnata al Consiglio di Stato

ROMA – La storia della Fondazione Policlinico Tor Vergata continua ad essere costellata da ogni genere di errori e controversie, fin dalla sua costituzione ad opera dell’Università e della Regione Lazio, della cui legittimità si è discusso a lungo. Appalti contestati, rapporti di lavoro denunciati, stipendi “generosi” per il dirigenti, incarichi e consulenze agli amici degli amici, insomma la Fondazione in questi anni non si è fatta mancare proprio niente.

Ora si profila il tentativo di trasformare ancora una volta il Policlinico in Irccs, contro cui si è schierato compatto il fronte dei sindacati e dei dipendenti dell’azienda ospedaliera. “A cosa serve e a chi serve – si domandano i lavoratori del Policlinico – un’altra fondazione destinata a ripercorrere gli errori procedurali già commessi nella prima?”. Si sollecita perciò il massimo controllo da parte dei ministeri competenti sulla fattibilità di trasformazione del Policlinico in un istituto di ricerca “che potrebbe risultare irrimediabilmente deleterio sia per l’istituzione universitaria che per tutti i lavoratori”.

Tuttavia, anche a non voler fare l’anamnesi dell’intera storia della Fondazione e limitarci cronologicamente alle ultime battute, si ha un quadro di forte instabilità, come direbbero i sismologi. Mentre infatti si attende di sapere se i cinque indagati eccellenti (gli ex Marrazzo e Finazzi Agrò, il direttore generale Bollero, quello amministrativo Pirazzoli e quello sanitario Mastrobuono) saranno rinviati a giudizio per abuso d’ufficio o avranno patteggiato la pena, il Consiglio di Stato sta per pronunciarsi su una di quelle controversie che sembrano essere diventate la “cifra” della Fondazione.

Si tratta della gara per l’affidamento del servizio di noleggio, lavaggio e sterilizzazione della biancheria, delle divise e dei set chirurgici del Policlinico per i prossimi nove anni. Un affare da 33.500.000 euro. In prima battuta la commessa viene aggiudicata  al raggruppamento di imprese guidato dalla Lavanderie Industriali Lavin di Pomezia, insieme alla Steritalia e alla Servizi Ospedalieri. Le cose non devono essere andate come dovevano perché il Tar Lazio, adito da altri partecipanti alla gara, in data 9 settembre dell’anno scorso “annulla il provvedimento di aggiudicazione definitiva e dichiara l’inefficacia  del contratto stipulato e condanna l’amministrazione ad attuare il subentro della parte ricorrente nel contratto”.

La parte ricorrente è la Sogesi/Rivoira di Perugia che ha fatto un prezzo di 32.772.720 euro e ha tutti i requisiti richiesti dal bando. Infatti subentra nella commessa e da allora lavora regolarmente a Tor Vergata. Ma la Lavin non si dà per vinta e impugna la sentenza del Tar al Consiglio di Stato, che sta per pronunciarsi in via definitiva (anzi, qualcuno dice che la sentenza sarebbe già stata pronunciata e si aspetta solo la pubblicazione).

Alla Lavin di Ferdinando Morabito (amministratore delegato Angelo Lambiase) comunque le cose ultimamente non girano per il verso migliore. Anche all’Ospedale Sant’Andrea infatti esce sconfitta dall’eterno rivale Sogesi che aveva vinto la gara (con il punteggio di 85,50) per il lavaggio e la sterilizzazione della biancheria e delle divise dei dipendenti, per un importo di 4.800.000 euro per due anni. La Lavin , sempre assistita dall’avv. Massimiliano Brugnoletti, ricorre ad agosto dell’anno scorso al Tar Lazio contestando il punteggio inferiore di 76,38. Ma il Tar invece ad aprile di quest’anno approva il ricorso incidentale presentato dalla Sogesi e respinge quello principale della Lavin, lasciando dunque le cose come stanno.

Ma il peggio deve ancora venire se è vero che la governatrice del Lazio Renata Polverini è fuori della grazia di Dio e il pm romano Nello Rossi ha aperto un’inchiesta per turbativa d’asta nei confronti di alcune aziende del settore, tra cui la Lavin, la Lavit e Servizi Italia. Oggetto della gara bandita a maggio di quest’anno dalla Regione Lazio è il servizio di lavanderia per tutte le aziende ospedaliere del Lazio per i prossimi quattro anni. Una “torta” da 109 milioni di euro. Ma la Lavin, prima ancora di presentare offerta contesta al Tribunale amministrativo la formulazione del bando, che viene modificato. La data di presentazione delle offerte è il 20 settembre, ma quel giorno un “picchetto” di rappresentanti delle imprese blocca gli accessi agli uffici della Regione. Gli interessati smentiscono vibratamente tale versione, ma resta il fatto che una sola azienda, la Sogesi, riesce a rompere il blocco e a presentare l’unica offerta. Non si sa, al momento, come andranno a finire le cose, ma la Procura di Roma ha deciso comunque di vederci chiaro e ha aperto un fascicolo sul gravissimo episodio.

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