Geronzi e Arpe condannati per bancarotta fraudolenta

geronzi-SLIDERCinque anni all’ex presidente di Capitalia e tre anni e sette mesi all’ex amministratore delegato

ROMA – Quando esplose il pianeta Parmalat produsse, oltre al big bang, un pulviscolo di meteoriti più piccoli che ogni tanto cadono sulla terra. Uno di questi si chiama Ciappazzi, una piccola industria di acque minerali del gruppo Ciarrapico, che nel 2002 fu acquistata da Callisto Tanzi.

Il prezzo pagato destò subito delle perplessità e quando su tutta la vicenda di Collecchio intervenne a gamba tesa la magistratura, si scoprì che nel caso Ciappazzi si era trattato di un acquisto coatto, in quanto la banca Capitalia, guidata da Geronzi e Arpe, era fortemente esposta con Ciarrapico e per questo aveva “obbligato” Tanzi a prendersi un’azienda ormai decotta. A fronte della “cortesia”, al gruppo Tanzi fu concesso in quattro e quattr’otto dall’istituto di cui era amministratore delegato Arpe, un prestito ponte di 50 milioni di euro, girato subito dopo alla Hit, la controllata di Parmalat che operava nel turismo ed era ormai sull’ orlo del fallimento.

Stamattina il Tribunale di Parma ha condannato Cesare Geronzi a 5 anni di reclusione e Matteo Arpe a 3 anni e 7 mesi per quella vendita fasulla. Per Geronzi le accuse sono di bancarotta fraudolenta e usura aggravata; per Arpe, invece, l’accusa è “solo” di bancarotta fraudolenta per il prestito di 50 milioni di euro concesso dall’istituto.

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La pena inflitta è addirittura superiore a quella richiesta a luglio scorso dal pm di Parma, Vincenzo Picciotti, che per Arpe aveva chiesto la condanna a due anni e sei mesi. Il Tribunale di Parma invece, presieduto da Pasquale Pantalone, vista la gravità dei reati e il concorso di persone di così forte potere, ha calcato pesantemente la mano.

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