Finmeccanica, il giorno del giudizio

GuarguagliniIl Cda di Finmeccanica si riunisce per decidere sul destino del suo presidente. Già iniziata la grande ‘successione’. In pole position Vito Gamberale o Franco Bernabè

ROMA – L’appuntamento è per le 16 di oggi quando si riunirà il Consiglio di amministrazione di Finmeccanica. Ordine del giorno scritto: redistribuzione delle deleghe. Ordine del giorno non scritto: dimissioni o ritiro delle deleghe al presidente Guarguaglini.

Dopo giorni di tira e molla, ora il destino del boss del gruppo è segnato: o se ne va spontaneamente, accompagnato da una lauta buonuscita (si parla di 5 milioni) concordata con lo studio legale Pessi, o i quattro consiglieri designati dal Tesoro si dimettono facendo decadere l’intero Consiglio. In questo secondo caso si aprirebbe la “grande corsa” alla successione, non più ristretta al solo presidente. Già si fanno gli identikit degli eventuali nuovi manager, che potrebbero corrispondere a quelli di Vito Gamberale o di Franco Bernabè.

Già si guarda avanti e l’attenzione è concentrata sul futuro di Finmeccanica, i cui conti in questo 2011 stanno andando a picco, seguiti ovviamente a ruota dal valore del titolo che, nonostante il recupero degli ultimi giorni, dall’inizio dell’anno ha perso due terzi del suo valore, fermandosi poco sopra i 3 euro.

Le note dolenti, ormai lo sanno tutti, riguardano da un lato l’aeronautica e dall’altro i trasporti ferroviari. Sul primo versante, dopo la contestata fusione tra Alenia Aeronautica e Aermacchi (con conseguente spostamento della sede legale da Napoli a Varese), si stanno ridisegnando le alleanze internazionali strategiche. Non più l’asse italo-francese della joint venture con Thales e con Eads France, ma una strategia multipolare che fa entrare in gioco gli inglesi di Bae System, i russi di Sukhoi, i tedeschi e soprattutto gli americani, con i quali si tratta la costruzione di un aereo senza pilota, del caccia Jsf35 (Lockheed Martin), del nuovo 787 Dreamliner (Boeing) e la nuova gara per gli elicotteri della Casa Bianca.

Per Ansaldo Breda, che nel 2010 ha perso 87 milioni e quest’anno non va meglio, l’ad Giuseppe Orsi ha già recitato il de profundis: “Non abbiamo i mezzi per mantenere l’eccellenza in questo settore, è inutile illudersi. Occorre trovare un partner totale o parziale, perché le spose non belle è difficile accasarle”. Messa dunque sul mercato, si sono fatti sotto i pretendenti, cioè gli americani di Generale Electric, i canadesi di Bombardier e i francesi di Alstom, con il possibile quarto incomodo della spagnola Caf.

Prima ancora della fine dell’era Guarguaglini, si profila dunque per il nostro più importante gruppo manifatturiero e tecnologico il fantasma dello “spezzatino”, con gli avvoltoi che già pregustano il lauto pasto. L’articolo del “Financial Times” dell’altro giorno che sollecitava una rapida soluzione del caso Finmeccanica e ne auspicava la successiva e altrettanto rapida privatizzazione aveva il suono cupo delle campane a morto.

Potrebbero interessarti anche