Tagli alla casta, a rischio 350 dipendenti della Milano90

sciopero-lavoratori-parlamentoLettere di licenziamento dalla società di servizi ai deputati e titolare di palazzo Marini, che sarà dismesso | VIDEO

ROMA – Torneranno in piazza anche oggi i 530 dipendenti della Milano90 Srl, l’azienda che fornisce servizi a deputati e senatori e che per prima rischia di pagare il taglio ai costi della politica. Sono 350, infatti, i lavoratori occupati nelle attività di mensa, bar, pulizia, accoglienza e lavanderia per Camera e Senato che hanno ricevuto una lettera di licenziamento motivata dalla annunciata riduzione del numero dei parlamentari. L’ipotesi del taglio di onorevoli, infatti, avrebbe indotto la società affidataria dei servizi tra palazzo Marini e la mensa di San Macuto ad avviare 350 procedure di licenziamento.

Ma la realtà potrebbe essere più complessa e avere a che fare proprio con la dismissione del complesso di palazzo Marini a piazza San Silvestro, che la Camera ha in affitto dal 1997 e dove si trovano 180 uffici dei deputati, una sala conferenze e un ristorante. Proprietario di quegli immobili è Sergio Scarpellini, imprenditore romano e titolare anche della stessa Milano90. Un doppio incarico per cui la posizione dei lavoratori impiegati nei servizi ai dipendenti del Parlamento – oltre che del Consiglio di Stato, della Regione Lazio e dell’Autorità garante per le telecomunicazioni – sembra stretta tra l’incudine dei tagli ai costi (e ai privilegi) della politica e il martello del datore di lavoro, che si è visto disdire i milionari contratti di affitto.

“Non siamo dipendenti della politica, siamo operai”, ha spiegato uno dei manifestanti che, dopo la protesta di ieri a Montecitorio, questa mattina sono in sciopero e si incontreranno in piazza Santi Apostoli. Replica nel pomeriggio, alle 14:30 in piazza del Parlamento. Il sit-in è organizzato dall’Unione sindacale di base, che oltre a sostenere la battaglia dei dipendenti esternalizzati ha richiesto un incontro con i deputati Questori, “ritenendo non ammissibile scaricare solo sui lavoratori i tagli ai costi della politica, mentre rimangono inalterati i benefici riservati ai parlamentari come, ad esempio, una mensa a costi simbolici”.

I licenziamenti saranno operativi dal prossimo lunedì 5 dicembre, “senza che sia stata presa nessuna misura di tutela per i dipendenti della Milano90. Per questo, fanno sapere dal sindacato, “Usb chiede che venga avviata la cassa integrazione della durata di un anno, nel corso del quale dovranno essere individuate soluzioni definitive per ricollocare i 350 lavoratori”. Intanto stamattina i dipendenti della Milano90 hanno incontrato l’assessore alle Attività produttive di Roma Capitale, Davide Bordoni.

 

La protesta dei lavoratori della Milano90

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