La Rai brucia, i pompieri non si trovano

cavallo-rai-mazzini-SLIDDopo i tagli alle spese delle scorse settimane, è ripreso in Consiglio di amministrazione lo scontro per le nomine

ROMA – Fumata nera al Consiglio di amministrazione della Rai. Dopo l’approvazione dei tagli della settimana scorsa, sembrava che tutto dovesse filare liscio, una specie di “effetto Monti” che metteva tutti d’accordo in nome dell’interesse supremo dell’azienda e superava le croniche divisioni partitiche del Cda.

E invece niente. Quando è arrivata sul tavolo la proposta del direttore generale, Lorenza Lei, per alcune nomine interne, si è scatenata la solita bagarre, con i consiglieri del centro destra che hanno abbandonato la seduta facendo mancare il numero legale. Così Valerio Fiorespino, in predicato di dirigere le risorse televisive, Carlo Nardello destinato a guidare lo sviluppo strategico e Giancarlo Biacca alla vice direzione degli abbonamenti, dovranno aspettare almeno un’altra settimana per assumere i nuovi incarichi.

Non sarebbe la fine del mondo se il pianeta Rai non fosse in realtà agitato da ben altre scosse. La più imminente è senz’altro la sentenza che il gup di Roma emetterà martedì prossimo riguardo all’accusa di peculato nei confronti del direttore del Tg1, Augusto Minzolini. Se il “direttorissimo”, già ferito dal calo degli ascolti dell’ammiraglia Rai, dovesse esser rinviato a giudizio sarebbe costretto a lasciare la poltrona. Probabilmente per lui ci sarebbe l’esilio (ancorché dorato) in una sede all’estero, mentre si aprirebbe la corsa alla sostituzione in grado di generare quel carosello di avvicendamenti che è da sempre lo sport preferito dei rappresentanti politici in Cda.

In attesa della grande onda – deve aver pensato la Lei – cerchiamo almeno di cominciare ad aggiustare i conti dell’azienda che fanno acqua da tutte le parti. Non potendo agire sul lato delle entrate, vista la contrazione degli introiti pubblicitari e la cronica evasione del canone, il direttore si è armata di forbici e ha tagliato tutto (o quasi) quello che si poteva tagliare. Così molti dirigenti si sono visti togliere l’auto blu, la carta di credito aziendale, la mazzetta dei giornali e vari altri benefit.

Sul piano strutturale, il taglio più importante riguarda la chiusura di alcune sedi di corrispondenza all’estero, a cominciare da Mosca, Madrid, Istanbul, Nuova Delhi, Buenos Aires. In quelle che restano, i giornalisti dovranno abbandonare le loro sedi lussuose e traslocare in coabitazione con i corrispondenti di un’agenzia internazionale. Verranno inoltre messi in vendita sul mercato immobili e terreni di proprietà inutilizzati.

Sui programmi, oltre ad un generale giro di vite che qualche vittima illustre l’ha già fatta, i maggiori risparmi si dovrebbero avere da una radicale revisione dei modelli produttivi e delle riprese esterne, nonché dal lancio della nuova testata All News Rai che, pur essendo dotata di notevoli risorse, consentirà di riunire in un’unica piattaforma  gli innumerevoli siti oggi aperti dalle singole testata del gruppo. Alla fine della giostra si stimano risparmi per 85 milioni sul prossimo bilancio Rai che, se non raggiungono il pareggio, consentono almeno di dare un segnale tendenziale di risanamento del servizio pubblico.

Qualcuno dice che le manovre di oggi sono mosse strategiche per occupare le posizioni in vista della fine della consiliatura prevista per il 28 marzo del prossimo anno. Quando il governo Monti (ammesso che a quell’epoca sia ancora a Palazzo Chigi) dovesse affrontare il tema del rinnovo del Consiglio di amministrazione della Rai, con questa legge Gasparri o con un’altra riformata, i partiti non vogliono farsi trovare scoperti. Da qui l’accanimento con cui difendono le postazioni già conquistate e attaccano quelle nemiche. Chi vincerà non è dato sapere. Si spera che perdano tutti.

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