Poche luci e tante ombre sul vecchio Imaie

Artisti_ImaieQuanti sono i residui attivi e i crediti maturati trasferiti al nuovo istituto che dovrebbe tutelare gli artisti?

ROMA – L’on. Antonio Borghesi dell’Italia dei Valori, ha presentato un’interrogazione parlamentare in merito alla vicenda dell’estinzione del vecchio Imaie, l’Istituto mutualistico per la tutela degli artisti interpreti ed esecutori.

Secondo la ricostruzione dell’esponente dell’Idv, il 14 luglio 2009 il prefetto di Roma Pecoraro, su richiesta del ministro per i Beni e le attività culturali, ha emanato il provvedimento di estinzione dell’Imaie, per “impossibilità a raggiungere lo scopo sociale”, basandolo sul fatto che l’istituto non liquidava i beni degli artisti e che aveva depositato sui propri conti correnti bancari circa 100 milioni di euro, che, pur non essendo stati liquidati ai singoli artisti aventi diritto in quanto non individuabili, non erano stati destinati, come previsto dalla legge, ai contributi previsti come sostegno professionale alla categoria, istitutiva dello stesso Imaie.

Da quella data si è aperto un contenzioso legale che vedeva coinvolti, da una parte, gli artisti, che chiedevano la sospensione del provvedimento in quanto illegittimo, e, dall’altra, il Mibac ed il prefetto che ne chiedevano la conferma.

Il tribunale amministrativo regionale del Lazio ripetutamente dava ragione agli artisti, ritenendo illegittimo il provvedimento e sospendendolo. Infine, il Consiglio di Stato, su richiesta del dicastero, attraverso un collegio presieduto dal giudice Varrone, annullava tutte le sentenze del tribunale amministrativo regionale e confermava il provvedimento di estinzione. Immediatamente dopo la sentenza, il presidente del tribunale di Roma provvedeva a nominare tre commissari liquidatori, con il compenso di un milione di euro cadauno, guidati dall’avvocato Galloppi, già presidente del collegio dei revisori dell’Istituto indicato dal Ministro interrogato, cosa che ad avviso dell’interrogante era un discutibile connubio tra controllori e controllati.

I commissari (Galloppi, Nastasi, Ferrazza), pur consapevoli dell’impossibilità di individuare gli artisti ai quali si riferiscono le risorse finanziarie depositate sui conti correnti dell’istituto (risalgono a circa 30 anni fa), considerano tali risorse come debiti nei confronti di artisti aventi diritto. In questo modo procedono a dichiarare lo stato di insolvenza dell’Imaie e trasformare un istituto finanziariamente in attivo in un istituto fallito.

A distanza di due anni non è dato sapere quale sia lo stato della gestione commissariale. In particolare non è noto se sia stato predisposto lo stato passivo con individuazione degli artisti creditori, se si sia proceduto a pagamenti ed a quanto essi ammontino, mentre molti soggetti certamente creditori non hanno ricevuto alcuna somma.

Non si sa inoltre quanto sia la somma attualmente a disposizione dei commissari ed ogni tentativo di conoscere quanto sopra è risultato vano.

Al termine della procedura di liquidazione sono trasferiti, tra l’altro, al nuovo Imaie, posto sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio e dei ministeri per i beni e le attività culturali, del lavoro e delle politiche sociali, l’eventuale residuo attivo e i crediti maturati. Alla luce di ciò, sottolinea Borghesi, sarebbe opportuno acquisire maggiori dettagli sulla situazione economica e finanziaria dell’Imaie in liquidazione e sulla gestione commissariale.

Infine l’esponente dell’Idv chiede al ministro per i Beni e le attività culturali se, anche al fine di rassicurare gli artisti interessati, si intenda assumere ogni iniziativa di competenza volta ad acquisire il dettaglio dell’entità delle somme sin qui pagate dai commissari e di quanto residui attualmente sul conto intestato alla gestione.

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