Miur e Cnr: due poltrone per un Profumo

Francesco_ProfumoA quasi un mese di distanza, il ministro dell’Istruzione continua a manterere la poltrona di presidente del Cnr

ROMA – Nel giorno della sua nomina a ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica molti giornali hanno scritto: ‘Francesco Profumo lascia la presidenza del Cnr, il consiglio nazionale delle ricerche, assunta nell’agosto 2011 e che fino a questa mattina lo ha tenuto impegnato’. Era il 16 novembre scorso. Ma da allora il neo ministro la poltrona al più grande ente di ricerca italiano non l’ha affatto lasciata.

Ad oggi infatti sul sito web del Consiglio nazionale compare ancora il suo nome come presidente. E secondo quanto si apprende da fonti interne, non è mai arrivata alcuna lettera di dimissioni da parte del ministro/presidente nonostante l’incompatibilità disciplinata dall’art. 2 della legge 20 luglio 2004, secondo cui ‘i titolari di cariche di governo, nell’esercizio delle loro funzioni, non possono ricoprire altri incarichi o uffici o svolgere altre funzioni in enti di diritto pubblico’.

Come era avvenuto correttamente appena cinque giorni dopo la sua nomina nel nuovo governo Monti, quando il professor Profumo aveva rassegnato le dimissioni da consigliere di amministrazione di Telecom Italia. “Profumo – si leggeva nella nota dell’azienda – era stato nominato dall’Assemblea del 12 aprile 2011 quale consigliere indipendente ed era anche uno dei componenti del Comitato per le nomine e la remunerazione. Telecom Italia – concludeva il comunicato – ringrazia il professor Profumo per il prezioso e qualificato contributo reso e gli formula i migliori auguri di buon lavoro”.

Lo stesso è accaduto al Politecnico di Torino, dove Profumo era rettore dall’ottobre del 2005. Sul sito dell’ateneo infatti alla voce organi di governo si legge attualmente: “Francesco Profumo è stato nominato Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca. La carica che ha assunto è incompatibile con quella di Rettore e pertanto a breve saranno avviate le procedure per le elezioni della nuova guida dell’Ateneo. Ai sensi dell’art. 2.2. del nostro Statuto, il prof. Marco Gilli – Pro-Rettore – assume le funzioni di Rettore fino alle elezioni”.

Al Cnr invece non è successo nulla di simile. Anzi, per assicurare la continuità della gestione, di fatto attualmente bloccata per via della complicata situazione, lo stesso giorno in cui Profumo diventava titolare del dicastero di viale Trastevere, il Cda si è limitato a nominare Maria Cristina Messa vicepresidente dell’ente che, come da statuto, può sostituire il presidente in caso di assenza o impedimento dello stesso.
Ma la vicenda appare davvero kafkiana. Primo perché Profumo dovrebbe rassegnare le proprie dimissioni al ministro in carica, cioè a se stesso. Non solo, ma spetta sempre a lui, nella qualità di ministro vigilante, la nomina del suo successore a piazzale Aldo Moro.

A questo punto le soluzioni a sua disposizione sono soltanto due. La prima, rapida e a costo zero, è quella di scegliere il nuovo presidente del Cnr dall’elenco dei nomi suggeriti l’estate scorsa dal Comitato di valutazione Salamini, dal quale la Gelmini trasse il nome di Profumo. In quella rosa c’erano anche i nomi di Andrea Lenzi, l’ex presidente Luciano Maiani, Luigi Nicolais e Tullio Pozzan. In alternativa, Profumo potrebbe avviare una nuova procedura, più lenta e costosa, attraverso la quale individuare una nuova cinquina. Due scelte diverse ma doverose. Una terza, quella di tenere la poltrona di presidente in caldo fino alla scadenza del mandato ministeriale di Profumo, non è assolutamente percorribile.

Dulcis in fundo, per non farsi mancar niente in tema di conflitto di interessi, è da notare che il giorno prima della cessazione del mandato della Gelmini (il 15 novembre scorso), il Miur aveva inviato al Politecnico di Torino il suo parere sulla bozza di statuto redatto dal Magnifico Rettore Profumo. Ma in quello statuto c’erano delle anomalie rispetto alla legge Gelmini che oggi il neo ministro dovrebbe rilevare. Potrebbe dunque accadere che il ministro sia costretto a sindacare se stesso, o peggio a giudicare di un eventuale ricorso che lo stesso Politecnico potrebbe avanzare per rilievi ritenuti infondati. Insomma una bell’intreccio che solo la penna di Pirandello forse potrebbe descrivere.

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