San Mario ha fatto o’ miracolo

monti-SLIDERMonti spiega la manovra economica, le Borse brindano e lo spread cala. LE MISURE DELLA MANOVRA

ROMA – Allora è vero, il professore ha fatto o’ miracolo! Con un pacchetto di misure annunciate, ancor meno dei 39 punti chiesti dall’Ue, è riuscito a resuscitare le Borse, a far scendere di 100 punti il differenziale dei nostri Btp rispetto ai bund tedeschi, ad abbassare del 25% il tasso di interesse sulle nostre emissioni. Il default dell’Italia è scongiurato e sopratutto l’euro per il momento è salvo.

I giudizi politici espressi a caldo sulla manovra, bisogna dirlo, sono compresi in un arco di negatività che va dalla pillola amara che il medico comunitario ci ha imposto per non morire (Bersani&C.), alla bocciatura integrale dei sindacati, al rimpianto di Berlusconi per misure che lui aveva ipotizzato (sulla carta) e che altri ora realizzano. Non bisogna dimenticare d’altronde che nell’analisi dei provvedimenti e nel dibattito parlamentare che seguirà un ruolo centrale lo gioca il fattore E, elezioni, su cui i partiti già conformano le rispettive posizioni, come la Lega insegna.

Comunque stiano le cose però, il miracolo di San Mario qualche riflessione la suggerisce. Innanzitutto l’ascendente internazionale del presidente del Consiglio. Senza nulla togliere infatti all’incisività della riforma delle pensioni o all’Ici, anzi all’Imu sulla prima casa, non sembrano obiettivamente misure “rivoluzionarie”, tali da giustificare da sole una così drastica inversione di rotta dei mercati. E’ evidente che alla loro efficacia bisogna aggiungere l’affinità del proponente con la tecnocrazia comunitaria, con le maggiori merchant bank internazionali, con i partner europei, che ne fanno “uno di loro”, cioè sicuro ed affidabile.

L’altro aspetto attiene alla motivazione della manovra espressa ex cathedra dal professore. Investito della missione di salvatore della patria, Monti si è un po’ lasciato andare nel bacchettare sulle mani quei discoli di italiani, e dei loro rappresentanti politici, che negli “ultimi decenni” hanno vissuto oltre le loro possibilità, accumulando solo debiti ed insuccessi. Non un accenno ai sacrifici che il Paese ha compiuto per diventare la quinta potenza industriale del mondo, al successo delle nostre esportazioni, al risparmio delle famiglie, alla solidità degli elementi fondamentali della nostra economia. E più che altro non abbiamo sentito nemmeno un accenno alle cause e ai responsabili ultimi della crisi finanziaria mondiale, quasi che gli italiani siano i soli untori della peste che divora la moneta unica europea.

Da umili osservatori, ci permettiamo di suggerire al presidente del Consiglio, nel momento in cui si appresta ad illustrare urbi et orbi la sua filosofia dal pulpito di “Porta a Porta”, di volare un tantino più basso, non dimenticando quella dimensione di eccezionalità e di emergenza in cui è chiamato a muoversi. Il resto, la storia economica e sociale dell’ultimo mezzo secolo di questo Paese, con tutte le sue luci e le sue ombre, lasciamolo fare, con più distacco e riflessione, ad altri.

Fisco, imprese, pensioni e spesa: tutte le misure della manovra | SCARICA IL DOCUMENTO

 

Commenti:

da: Publio Valeri inviato il: lunedì 5 dicembre 2011 – ore 18:39 | Lascia un commento

Caro direttore, con sincerità le dico che non condivido le ultime righe dell’articolo.

Il Paese è diventato quinta potenza industriale senza sacrifici. I sacrifici li hanno fatti gli italiani, per se stessi e per le proprie famiglie, per far studiare i figli e comprarsi casa, in una logica purtroppo sempre più individualistica. Nel frattempo la classe politica sperperava o peggio. Gli imprenditori, salvo rare eccezioni, pensavano ad arricchirsi e spesso a portare i proventi all’estero, omettendo di fare innovazione e ricerca e spesso anche magazzino, e da qualche tempo all’estero ci portano anche quel poco di produzione che era rimasto. Per questo alla prima vera tempesta economica globale, siamo andati in crisi mostrando tutte la debolezze. Tra le debolezze è entrato anche il sommerso, finora ricchezza di riserva, poiché i mercati ormai e le società di rating misurano tutto con il dichiarato e non con il sommerso, rischiamo di apparire potenza mondiale solo per i parametri della corruzione, della delinquenza, dell’esportazione clandestina di capitali, dell’evasione fiscale.

Benvenuto quindi il Governo tecnico a durata prefissata, che rimette a posto le cose e ci da il tempo di riflettere e rigenerarci.

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