Le pmi del Lazio zoppicano in Europa e rivogliono l’Ice

pmi-libia-SLIDERFederlazio: nel 2011 solo il 33% ha investito in capitale umano e materiale. Da gennaio sono fallite 9mila aziende

ROMA – Le piccole imprese del Lazio sono poco competitive in Europa e nel 2011 hanno subito una netta contrazione delle esportazioni. A dirlo è un’indagine della Federlazio, presentata oggi in occasione del venticinquesimo anniversario del consorzio export R.o.m.e.. Nei primi sei mesi del 2011, stando alle risposte delle aziende intervistate, sono calati sia gli ordini che il fatturato complessivo delle attività con i Paesi europei. Di tendenza leggermente inversa, invece, il risultato ottenuto sui mercati extraeuropei, rispetto ai quali il 39,9% delle pmi ha dichiarato di aver aumentato gli ordini e il 34,1% di aver accresciuto il fatturato.

Anche le previsioni sul secondo semestre del 2011 non danno respiro alle pmi laziali, che si attendono un recupero dal mercato interno a fronte però di un ulteriore calo negli ordinativi sia dall’area dell’Unione europea che dai mercati extra-Ue, anch’essi coinvolti nella crisi finanziaria e quindi non più in grado di trainare la nostra economia.

Va male anche sul fronte degli investimenti, dove solo un’impresa su tre ha risposto di aver destinato dei fondi per migliorare la propria dotazione infrastrutturale o di capitale umano (33,1%). La stessa percentuale (il 30,3%) conta di continuare a farlo.

A differenza di quanto emerso nelle ultime due indagini realizzate da Federlazio, infine, nel primo semestre 2011 il principale problema che ha influenzato negativamente l’attività delle imprese della nostra regione è legato a “ritardi dei pagamenti da parte dei clienti privati”, indicati nel 26,7% dei casi. Segue la “insufficienza della domanda” nel 24,7% dei casi, e “il ritardo dei pagamenti da parte della Pa”, segnalato dal 15,1% degli intervistati.

Nei primi nove mesi del 2011 in Italia si sono registrati 8.566 fallimenti, con un aumento dell’8,7% rispetto allo stesso periodo del 2010. Il 10% delle chiusure ha riguardato un’azienda del Lazio. Un dato preoccupante, come ha sottolineato il presidente di Federlazio, Maurizio Flammini, che ha aggiunto: “L’Italia e il Lazio devono sfruttare la propria posizione geografica per diventare la capitale del Mediterraneo”. Un obiettivo che si può raggiungere solo convincendo gli imprenditori locali a fare rete, perché nessuno “può affrontare il mercato estero da solo – ha aggiunto Flammini – ma bisogna fare squadra elaborando strategie comuni che aumentino le possibilità di successo riducendo i rischi”.

Una richiesta al governo di ripristinare l’Istituto per il commercio estero? “Che sia Ice o Ace, visto che si era parlato di un’Agenzia per il commercio estero, poco importa la forma – ha concluso il presidente di Federlazio – Ma è una struttura che ci serve e ci manca”.

 

(Federica Ionta)

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