Il Gip Clementina Forleo tornerà a ‘processo’ di fronte al Csm

Clementina_ForleoLo ha deciso la Cassazione che ha bacchettato Palazzo dei Marescialli. Una contestazione mossa sulla base di dati incerti

 

ROMA – Il caso Forleo torna al Csm. Ci sarà infatti un nuovo processo disciplinare, davanti alla Commissione di Palazzo dei Marescialli, nei confronti del magistrato Clementina Forleo, alla quale nei mesi scorsi era stata inflitta la sanzione della censura per ritardi ed omissioni nei fascicoli a lei affidati. Lo ha deciso la Corte di Cassazione con la sentenza 26138.

La Suprema Corte, a sezioni unite civili, ha accolto il ricorso presentato dal magistrato, di nuovo gip a Milano dopo il trasferimento d’ufficio a Cremona per incompatibilità ambientale, in relazione ad una ‘censura’ ricevuta dal Csm, lo scorso 18 febbraio, per avere causato ritardi nella definizione di centinaia di processi tra cui, in particolare, quello a carico di Farida Bentivvaa, accusata di favoreggiamento del terrorismo islamico.

I giudici, sulla contestazione di reiterazione dei ritardi, ha disposto un nuovo esame davanti alla sezione disciplinare di Palazzo dei Marescialli, e ha bacchettato il Csm colpevole di aver adottato un “criterio insufficiente per valutare l’assenza di giustificazione di ritardi”.

Come spiega la Cassazione, la Sezione disciplinare “avrebbe dovuto effettuare un confronto tra i provvedimenti in ritardo anche grave e i provvedimenti depositati regolarmente nei termini, ovvero accertare anno per anno, in relazione alla tipologia dei provvedimenti adottati, quale fosse la percentuale di quelli depositati in ritardo grave rispetto al totale”.

In pratica, la Cassazione dice che la contestazione mossa a Forleo “è stata compiuta dal Csm sulla base di dati numerici e temporali che non appaiono certi”. Ecco perché “le valutazioni compiute prescindendo dalle rilevazioni risultanti dal supplemento di indagini sollecitato dalla Procura Generale risultano inidonee a sostenere la decisione di affermazione della responsabilità disciplinare” del magistrato.

Quanto alla ‘censura’ per aver causato ritardi nella definizione del procedimento a carico di Farida Bentivvaa, accusata di favoreggiamento del terrorismo islamico, la Cassazione, accogliendo i rilievi della difesa della Forleo, ha cassato senza rinvio la sentenza impugnata nella quale si affermava la responsabilità disciplinare del gip, risultando “violato il principio della corrispondenza tra chiesto e pronunciato”.

In attesa di occuparsi della Forleo, Palazzo dei Marescialli si è trovata di fronte a un curioso caso, riguardante un altro magistrato.

Un giudice del tribunale di Nola, Eduardo Savarese, aveva chiesto di poter beneficiare di quindici giorni di aspettativa per motivi di studio, o meglio, per scrivere un saggio sul diritto degli investimenti all’estero. La Quarta Commissione aveva ritenuto che questi potessero rientrare nelle ragioni di famiglia, per le quali è prevista l’aspettativa. Di tutt’altro avviso il plenum che con 17 voti contrari e quattro astensioni ha risposto picche all’istanza del giudice.

In tempi di magra anche per gli uffici giudiziari, con scoperture che quest’anno hanno toccato il tetto record di 1300 posti senza titolare, al plenum di Palazzo dei Marescialli è sembrato davvero troppo. E così, capovolgendo la proposta della Quarta Commissione, ha bocciato la richiesta.

(Valentina Marsella)

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