Le banche europee sotto il capestro dell’Eba

euro-coin-SLIDERPesanti restrizioni al credito a imprese e famiglie dalle prescrizioni dell’European Banking Authority

ROMA – La European banking authority (Eba), l’organismo di controllo sulle banche dell’Ue, al termine di una serie di stress test, ha emesso le sue conclusioni sul livello di capitalizzazione dei principali istituti di credito e sulle eventuali integrazioni per rispondere ai requisiti prescritti dalla normativa (il cosidetto ‘core tier 1’, cioè il rapporto tra capitale proprio e attività in essere).

La “sentenza” dell’Eba, resa nota nei giorni scorsi, pesa come un macigno: le banche europee devono integrare complessivamente i rispettivi patrimoni con 114,7 miliardi di euro di capitali freschi. Di questi, 15,3 miliardi devono metterli le banche italiane: in particolare 8 miliardi sono a carico di Unicredit, 3,2 Monte dei Paschi, 2,7 Banco Popolare, 1,4 Ubi Banca. Intesa Sanpaolo invece non ha bisogno di capitali aggiuntivi.

Questo significa che entro giugno 2012 le quattro banche indicate dovranno, secondo l’Eba, integrare le rispettive risorse per far fronte alle loro esposizioni espresse in termini di titoli di Stato presenti nei rispettivi portafogli, ricalcolati ai prezzi correnti di mercato. Le attende dunque una drastica cura dimagrante fatta di rinunce alla distribuzione di utili, riduzione di bonus aziendali, aumenti di capitali, emissioni di obbligazioni convertibili, e altri strumenti di approvvigionamento straordinario di capitali.

Il sistema creditizio, non solo italiano, critica duramente le prescrizioni dell’Eba e si appresta a contestarle “percorrendo tutte le strade possibili – afferma il presidente dell’Abi Giuseppe Mussari – compresa quella legale”. In pratica le banche italiane accusano l’Authority, presieduta dall’italiano Andrea Enria, di averle penalizzate svalutando i titoli di Stato in loro possesso e riducendo di conseguenza in pari misura il loro indice patrimoniale. Così facendo, aggiunge Mussari, si finisce col trasferire sulle banche il rischio del debito sovrano “mettendo in difficoltà gli istituti che hanno sempre acquistato Bot e Btp”.

Ma la conseguenza più grave della stretta imposta dall’Autorità di vigilanza finanziaria europea è un’altra e riguarda la capacità di credito degli istituti nei confronti delle famiglie e delle imprese. Quelle misure infatti, se applicate rigidamente, potrebbero spingere le banche ad una riduzione degli attivi e ad una conseguente contrazione del credito erogato all’economia. “Per questo – scrive l’Abi – sorprende che l’esercizio dell’Eba non sia stato preceduto da alcuna valutazione d’impatto”. Anche il neo ministro dello sviluppo economico, Corrado Passera, che di banche se ne intende, afferma che l’intervento dell’Eba “è malpensato, malgestito, temporalmente sbagliato e poco saggio”.

Ma, dice Enria, l’Eba “non permetterà che i prestiti vengano ridotti” per raggiungere i requisiti di patrimonio richiesti. Già, si fa presto a dirlo, molto meno a farlo. Secondo infatti uno studio recente di Value Partners per adeguare il capitale delle banche ai nuovi criteri comunitari si avrebbe nel nostro Paese una riduzione di circa 30 miliardi di euro di finanziamenti a famiglie e imprese. Anche l’Abi tedesca è dello stesso avviso: “Conseguenze avverse anche per la crescita delle economie europee non potrebbero essere escluse”. Secondo Reuters le conseguenze potrebbero essere anche più pesanti. Se l’adeguamento ai nuovi requisiti si facesse al 50% con aumenti di capitale e per l’altro 50% riducendo il credito, l’economia italiana riceverebbe dalle quattro banche citate 76 miliardi di meno, con una bella spinta alla recessione incombente.

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