Le spese militari pesano come un macigno sul bilancio dello Stato

Cacciamombardieri_F_35Mentre si prospettano tagli su tutti i settori chiave, le spese per la difesa crescono. 21 mld stanziati per il 2012

ROMA – Il problema della spesa militare italiana è diventato oggi di primaria importanza se inserito nello scenario della crisi finanziaria internazionale che ha rimesso in discussione il ruolo della spesa pubblica nei paesi dell’Unione europea e dell’area euro. In Italia però le proposte del Governo che mirano a ridurre la spesa pubblica contemplano tagli al sociale, alla scuola, alle imprese, alla ricerca, alla giustizia senza preoccuparsi minimamente dei tagli alle spese militari.

Le manovre del Governo non hanno infatti mai messo in discussione la struttura del sistema difesa e sicurezza, che riesce a superare la scure dei tagli con meno danni di altri. Il Parlamento è in procinto di vagliare la nuova manovra anti crisi del Governo, nella quale non si prevede alcun provvedimento che vada in tal senso e infatti i settori maggiormente penalizzati sono sempre le politiche sociali, la sanità e le politiche industriali a sostegno delle piccole e medie imprese.

In tale contesto l’Italia è l’ottavo Paese al mondo per spese militari, con circa 20 milioni di euro per il 2010, con un incremento per il 2011, a causa dei fondi destinati agli acquisti per i nuovi armamenti, dell’8,4 per cento pari a quasi 3 miliardi e mezzo di euro, ovvero 266 milioni in più rispetto al 2010. Le spese per l’esercizio hanno invece visto una riduzione del 18 per cento rispetto al precedente esercizio finanziario, e sono destinate alla formazione e all’addestramento, alla manutenzione e all’efficienza di armi, ai mezzi e alle infrastrutture, al mantenimento delle scorte e, in generale, alla capacità e alla prontezza operativa dello strumento militare.

Al bilancio della difesa vanno poi aggiunti i circa 3 miliardi di euro provenienti dai bilanci di altri ministeri che prevedono aperte finalità militari. Il ministero dell’Economia e delle finanze stanzia ad esempio circa 750 milioni di euro per il fondo di riserva per le spese derivanti dalla proroga delle missioni internazionali di pace, il ministero dello Sviluppo economico partecipa con 1.4 milioni di euro ad interventi agevolativi per il settore aeronautico, 510 milioni di euro destinati ad interventi per lo sviluppo e l’acquisizione delle unità navali della classe Fremm (fregata europea multimissione) e una percentuale ormai altissima del budget del ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca viene destinata a progetti in ambito spaziale e satellitare delle forze armate. Infine la nota aggiuntiva di previsione per la difesa per l’anno 2012 stanzia 21.342,0 milioni di euro.

Dal punto di vista dell’attività produttiva in Italia, il settore è in piena espansione con un fatturato record da 3,7 miliardi di euro, alla fine del 2008; come si è appreso lo scorso anno, l’Italia ha superato la Russia, divenendo il secondo esportatore mondiale di armamenti, dopo gli Stati Uniti.

E proprio l’export militare italiano è divenuto un settore estremamente complesso e delicato con forti interessi da parte di banche e industrie belliche e armiere inversamente proporzionali ai controlli e alla trasparenza che vengono sempre meno e che invece necessitano di un maggiore rafforzamento.

La recente legge di stabilità ha confermato, inoltre, la cosiddetta mini naja con uno stanziamento di 7,5 milioni di euro per il 2012 e di un milione di euro per il 2013. Inoltre sul bilancio dello Stato, al momento, incombono ben 71 programmi di ammodernamento e riconfigurazione di sistemi d’arma, che ipotecano la spesa bellica da qui al 2026.

Persiste infatti ancora il programma per l’acquisto di 131 cacciabombardieri F-35-JSF. Molti Paesi hanno rinunciato a tale programma e gli stessi USA hanno tagliato drasticamente le spese militari. Ai conti attuali l’acquisto dei 131 aerei F35/JSF, comporterebbe per l’Italia una spesa di oltre 18 miliardi di euro, a cui bisognerebbe aggiungere i costi dei propulsori. È evidente e sempre più urgente l’esigenza di una nuova revisione dell’amministrazione della difesa e dello stesso «modello di difesa» che dovrebbe concentrarsi essenzialmente sull’acquisto di tecnologie e mezzi atti più a garantire la sicurezza dei nostri soldati nelle missioni all’estero che l’acquisizione di armamenti atti all’offesa. Un modello di difesa incentrato sulla formazione e sull’addestramento dei nostri soldati. Il rischio è infatti quello di disporre di armi nuove e sofisticate, ma di non avere le risorse per gestirle; mancano, ad esempio, i fondi per riparare i mezzi, danneggiati in Afghanistan e il carburante per i jet e le navi, inclusa la nuova portaerei Cavour.

Il tema in questione è fortemente sentito dall’opinione pubblica che vede nell’aumento dell’investimento in armi uno dei principali ostacoli allo sviluppo economico e sociale del Paese. È necessario quindi attivare un virtuoso investimento in termini di riqualificazione, addestramento e formazione del personale del comparto e avviare un percorso che punti a finanziamenti selettivi attraverso i quali si definiscano le priorità e le reali necessità del comparto. È necessario infine investire minori risorse e meglio mirate al fine di portare l’Italia in linea con gli altri Paesi europei e non solo.

Per questo i tre rappresentanti dell’Italia dei Valori, Augusto Di Stanislao, Antonio Di Pietro e Massimo Donadi chiedono al Governo di assumere iniziative volte a bloccare il programma per la produzione e l’acquisto dei 131 cacciabombardieri e a valutare la reale possibilità di utilizzare tali risorse per il rilancio dell’economia e il sostegno all’occupazione giovanile. Si potrebbero anche cancellare i finanziamenti previsti per il 2012 per la produzione dei 4 sommergibili Fremm e delle due fregate «Orizzonte» con un risparmio previsto intorno ai 783 milioni di euro.

Sarebbe inoltre opportuno rivalutare e ridimensionare gli accordi, tra il ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca e quello della Difesa al fine di reperire le necessarie risorse da destinare per la copertura delle borse di studio per tutti gli idonei durante l’anno accademico 2011-2012 e per gli anni accademici successivi.

Così come si potrebbe bloccare in via definitiva il progetto della mini naja «Vivi le Forze armate» con un risparmio immediato da destinare alle politiche sociali, con particolare riferimento alle famiglie e ai minori che vivono in condizioni di povertà.
Cosa ancor più importante, si dovrebbero assumere iniziative finalizzate a rivedere gli stanziamenti che interessano la difesa presenti nello stato di previsione del ministero dello Sviluppo economico, comparto strategico e fondamentale per il reale rilancio dell’economia e del Paese, valutando la possibilità dell’impiego di tali risorse in ambiti di maggiore urgenza e necessità.

Infine, non certo per importanza, si dovrebbe rivedere il quadro complessivo delle spese militari prevedendo una razionalizzazione delle risorse e destinando parte di esse, stanziate per armamenti, alla formazione, addestramento e riqualificazione del personale del comparto.

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