Csm, condanne a toghe superano assoluzioni

Palazzo_Marescialli_CsmInversione di tendenza dei procedimenti disciplinari verso i magistrati: 116 condanne contro 85 assoluzioni

ROMA – Negli ultimi tre anni, c’è stata una “netta inversione di tendenza” nei risultati dei procedimenti disciplinari a carico dei magistrati, con una prevalenza delle condanne rispetto alle assoluzioni dibattimentali. Questo grazie “all’obbligatorietà dell’azione disciplinare e alla tipizzazione delle condotte”. Oltre un centinaio di condanne, 116 per la precisione, sono state pronunciate nei confronti di altrettante toghe dalla sezione disciplinare del Csm a fronte di 85 assoluzioni.

Il dato, diffuso dal vice presidente di Palazzo dei Marescialli, Michele Vietti, in un convegno promosso dallo stesso Csm dal titolo “Riformare la giustizia disciplinare dei magistrati?”, rivela non solo un aumento delle sanzioni per i giudici, ma una vera e propria inversione di rotta, visto che le condanne, diversamente da quanto accadeva in passato, hanno superato le assoluzioni: erano solo 88 tra il 1999 e il 2002, meno della metà dei 193 proscioglimenti pronunciati nello stesso periodo.

Vietti ha evidenziato non solo la “buona prova” della legge dell’ordinamento giudiziario che ha ridisegnato la materia disciplinare, ma anche il “rigore” del tribunale delle toghe non paragonabile a quello di altre categorie professionali. Come ha ribadito che la riforma costituzionale della giustizia, che prevede lo sdoppiamento del Csm e una Corte di disciplina con due sezioni diverse per giudici e pm, stride con l’architettura costituzionale “fondata sulla separazione dei poteri”. Mentre si può pensare a una “sezione disciplinare separata rispetto al Csm”, per garantire, con un sistema di incompatibilità, l’“esigenza obiettiva” di impedire che chi giudica i magistrati partecipi pure alle altre decisioni del Consiglio sulla loro carriera.

Un “sistema disciplinare comune per tutte le magistrature” è stato invece invocato dal presidente del Consiglio di Stato, Pasquale De Lise. L’organo, ha fatto notare De Lise, dovrebbe avere “natura giurisdizionale” ma si porrebbe “il problema delicato della sua composizione” per non incorrere in “condizionamenti politici o sindacali”. Una soluzione potrebbe essere “la presenza di componenti di diritto, eventualmente individuati tra i presidenti emeriti della Consulta”. Un’ipotesi su cui è scettico il presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino, che giudica “impossibile” individuare degli illeciti che vadano bene per tutti i giudici, ordinari, amministrativi e contabili, vista la diversità di funzioni.

(Valentina Marsella)

Potrebbero interessarti anche