Gli Usa proibiscono i Bot, Consob interviene

geithner_e_monti-SLIDERLegge americana vieta alle banche di acquistare titoli di Stato stranieri. L’impatto del provvedimento

ROMA – Pochi giorni fa un’agenzia del governo americano, la Federal Deposit Insurance Corp., ha emanato una disposizione “rivoluzionaria” destinata a cambiare il panorama finanziario internazionale: le maggiori banche Usa devono smettere di usare i rating, giudicati inaffidabili, per valutare il rischio dei loro asset, che deve essere invece stimato “con metodi più seri e rigorosi”.

Sulla scia, la settimana scorsa, nascosto nelle pieghe di uno dei tanti regolamenti di attuazione della legge americana Dobb-Frank sulla riforma del mercato finanziario e la tutela dei consumatori, è sbucato all’improvviso un paragrafo che introduce restrizioni all’acquisto di titoli del debito sovrano estero. Per l’esattezza questa volta è l’Authority di controllo sui futures e sui titoli derivati, la potente Commodity Futures Trading Commission (Cftc), a stabilire che: “La nuova regolamentazione deve limitare la facoltà dell’intermediario di investire denaro dei clienti in debiti sovrani stranieri. In aggiunta, questa regola rispetta un requisito della Dodd-Frank, cioè che la Cftc elimini dai propri regolamenti la dipendenza dai giudizi delle agenzie di rating“.

E’ apparso immediatamente chiaro quale potesse essere l’impatto sul mercato delle obbligazioni pubbliche europee di una simile disposizione. L’allarme è suonato subito alla Consob, tanto che Vegas ha preso carta e penna e, trattandosi di materia di interesse comunitario generale, ha chiesto al presidente dell’autorità di sorveglianza europea sui mercati (Esma), Steven Maijoor, di chiarire preliminarmente, alla luce delle notizie apparse su diversi organi di informazione, i contenuti della disposizione americana, che così come formulati non appaiono del tutto chiari. Inoltre Vegas ha chiesto di accertare quale impatto potrebbe avere una direttiva del genere sui titoli di Stato europei e a quali “grandi intermediari” sarebbe rivolta.

Se comunque fosse confermato il senso della nuova regola, è chiaro che si aprirebbe una questione destinata ad andare ben al di là del solo impatto finanziario, già di per sé destabilizzante e discriminatorio. Un Paese leader come gli Stati Uniti infatti, gravato da problemi economici e finanziari uguali, se non peggiori dei nostri, con treasury bond emessi da enti federali o singoli stati in condizioni prefallimentari, che non manca occasione per esprimere preoccupazione per la crisi europea e offrire il proprio appoggio per il risanamento e poi di fatto opera per complicare sensibilmente la gestione dei debiti sovrani Ue, pone indubbiamente un problema politico a livello internazionale.

Di tutto questo si comincerà a parlare già nella riunione della prossima settimana in sede Esma per poi, eventualmente, portare la questione nelle opportune sedi politiche internazionali.

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