Bankitalia, 2/3 della ricchezza italiana nel mattone

investire-casa-SLIDFuga da bot e btp (-15% dal 1995). Situazione stagnante dal 2008. Aumenta il divario tra ricchi e poveri | BOLLETTINO

ROMA – Meno titoli, più case. Gli italiani investono sempre meno in obbligazioni e sempre più nel mattone. A rivelarlo è il supplemento al Bollettino statistico della Banca d’Italia sul benessere delle famiglie: alla fine del 2010 abitazioni e terreni rappresentavano il 62,2% della ricchezza lorda, i titoli il 37,8%. Il restante 9,3% era costituito da prestiti, debiti e altri conti passivi, aumentati nel complesso del 4,2%. Risultato: la ricchezza netta delle famiglie italiane al 31 dicembre dello scorso anno era pari a 8.640 miliardi di euro, poco meno di 400 mila euro a nucleo, lo 0,3% in meno dei dodici mesi precedenti.

E’ la casa la prima fonte di ricchezza. A fine 2010 le abitazioni rappresentavano quasi l’84 per cento del totale delle attività reali possedute dagli italiani, il 4% in più rispetto alla rilevazione del 1995. Al contrario sono diminuiti gli investimenti in titoli di stato. La paura spread e default, due termini ormai di uso corrente nelle famiglie, ha ridotto dell’1% la fetta di ricchezza detenuta in bot e btp. Il dato è ancora più evidente se si fa riferimento al 1995, quando i titoli pubblici contavano per il 18,9% della ricchezza italiana: oggi la quota è scesa al 5%.

La ricerca rivela infine che gli italiani si indebitano soprattutto per comprare casa (il 41% delle passività finanziarie nel 2010 era costituito da prestiti per l’acquisto dell’abitazione), ma negli ultimi anni, a fronte di un calo nelle richieste di mutui e credito al consumo, sono aumentate del 12% rispetto al 2009 le uscite per imposte, tasse, prestazioni sociali e altri trasferimenti alla Pa.

grafico_ricchezza_famiglie_2010Il quadro appare ancora più critico se si pensa che la ricchezza accumulata dalle famiglie non è cresciuta dal 2008. Ad incidere su questo trend è stata soprattutto la progressiva erosione del risparmio privato: se fino al 2002 il suo valore ammontava in media all’1,8% della ricchezza netta, nel 2010 è sceso allo 0,8%. A questo va aggiunto che nell’ultimo anno sono stati persi circa 180 miliardi di euro in capital gains, cioè variazioni dei prezzi delle attività reali e finanziarie, a causa del calo dei titoli azionari..

Oltre a una generica diminuzione del benessere, la ricerca sottolinea anche l’elevato grado di concentrazione presente in Italia. Alla fine del 2008 la metà più povera delle famiglie italiane possedeva il 10 per cento della ricchezza totale, mentre il 10% più ricco conservava quasi il 45%. Secondo stime ancora provvisorie, quest’anno il dato sarebbe peggiorato.

SCARICA La ricchezza delle famiglie italiane nel 2010

 

(Federica Ionta)

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