Al Macro di Testaccio il grande fotografo americano Steve McCurry

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Dal 3 dicembre al 29 aprile in mostra 250 scatti che ripercorrono la carriera del fotografo attraverso l’umanità dei volti dei paesi in guerra

ROMA – Nei primi due giorni di apertura la mostra ha registrato oltre 3500 visite: il numero la dice lunga sulla popolarità e l’apprezzamento del pubblico riservato a Steve McCurry, il fotografo divenuto celebre grazie al ritratto “Ragazza afghana”, immagine di copertina di National Geographic del giugno 1985.

La mostra, che si tiene al Macro del Testaccio fino al 29 aprile, comprende 250 fotografie, esposte non in base a criteri spazio-temporali, ma per assonanza di soggetti e di emozioni. Esse ripercorrono infatti tutta la carriera del fotografo, che lo ha visto collaboratore di giornali prestigiosi, quali Time, Life e Newsweek e inviato in prima linea in numerosi fronti di guerra, dalla Cambogia all’Afghanistan.

“Ho imparato a essere paziente. Se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te”. Le parole di  McCurry ci offrono un’efficace chiave di lettura della mostra, che crea una sorta di viaggio attraverso i volti umani, colti nella loro intensa unicità dal fotografo e che non mancano di suscitare una profonda emozione in chi li guarda. I volti sono, a loro volta, lo specchio degli atroci conflitti che sconvolgono il mondo ed è proprio attraverso essi che il reporter ne dà testimonianza.

I 250 scatti comprendono anche la produzione più recente del fotografo e, in particolare, il progetto The Last Roll, finanziato dalla Kodak e realizzato con il suo ultimo rullino, che gli ha permesso, negli ultimi due anni, di viaggiare attraverso l’India, la Birmania e Cuba, realizzando reportage fotografici di grande intensità.

All’interno della mostra è presente anche un magnifico omaggio all’Italia proprio nell’anno del 150esimo anniversario della sua Unità, che McCurry ha realizzato durante un soggiorno nel nostro Paese in quest’ultimo anno, appositamente per questo evento.

La mostra è stata allestita dal celebre architetto e designer Fabio Novembre, che l’ha pensata come una sorta di “Villaggio Nomade”. Secondo lui, infatti, Steve McCurry è “un instancabile ricercatore della natura umana” e mentre “la nostra idea di casa assomiglia ad arroganti dichiarazioni di potere e manifesti di felicità individuale”, nelle foto di McCurry secondo Novembre “le case sono precarie, come le vite di chi le abita, simili a strutture cellulari labili”.

In assoluto un evento da non perdere.

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