Terna e Autorità per l’energia elettrica: la guerra delle tariffe

Cattaneo_Terna_sliderIl gruppo di Cattaneo minaccia di dimezzare gli investimenti. La preoccupazione dei sindacati e dei lavoratori

ROMA – Si inasprisce il braccio di ferro tra l’Authority per l’energia elettrica e Terna. La querelle, come si ricorderà, nasce dalla recente approvazione da parte dell’organo di controllo presieduto da Bortoni delle nuove tariffe di remunerazione del servizio di trasporto elettrico. Per il periodo 2012-2015 l’Autorità propone per il servizio di trasmissione un compenso riconosciuto dalle tariffe pari al 7,2% contro il 6,9% precedente, mentre per la distribuzione si passa dal 7% al 7,4% e per la misura dal 7,2% al 7,4%. La richiesta avanzata da Terna era sensibilmente maggiore e andava dal 9 al 9,5% per compensare l’aumento del carico fiscale e l’accresciuto costo del capitale necessario agli investimenti.

Evidentemente l’ottica da cui partono i due contendenti è diametralmente opposta. Da una parte infatti l’azione dell’Aeeg sembra ispirata dalla preoccupazione di contenere al massimo l’aumento della bolletta elettrica per gli utenti; dall’altra Terna vede ridursi i margini della gestione aziendale compressi tra l’aumento dei costi e la diminuzione relativa delle percentuali di remunerazione del capitale per gli investimenti. Non solo, ma anche le richieste accessorie avanzate dal gruppo elettrico (riduzione dei tempi dei trasferimenti dallo Stato, riconoscimento dei costi finanziari derivanti dal rischio sovrano italiano, adeguata remunerazione per gli investimenti in impianti di accumulo) sono state sostanzialmente disattese.

La distanza delle posizioni è macroscopica e conseguentemente la reazione rabbiosa dell’ad Cattaneo che ora minaccia, brandendola come una clava, la cancellazione del 60% dei previsti investimenti, senza escludere il ricorso alle vie legali se le cifre riconosciute dall’Authority non dovessero cambiare. Di conseguenza anche i sindacati dei lavoratori impegnati in Terna e nelle altre imprese del settore esprimono unitariamente ”grave preoccupazione per il provvedimento relativo alle nuove tariffe di remunerazione delle società elettriche nel periodo 2012-2015. Se il buongiorno si vede dal mattino, non c’è di che rallegrarsi – sostengono – Non vorremmo che fossero ancora una volta i lavoratori (di Terna e delle imprese) a pagare scelte discutibili derivanti da una carenza di governo ed indirizzo del settore elettrico”.

Senza entrare ovviamente nel merito degli aumenti percentuali della remunerazione dei capitali investiti, non c’è dubbio che, se le cose dovessero rimanere inalterate, l’impatto sui conti di Terna non sarebbero lievi (Standard and Poor’s si è affrettata a porre il rating di lungo e breve termine di Terna A/A-1 sotto osservazione con implicazioni negative). Tuttavia qualcuno fa notare che il gruppo ha spalle abbastanza larghe per reggere il colpo in un momento congiunturale recessivo per tutti.

Nei primi nove mesi del 2011 infatti i ricavi di Terna sono stati pari a 1.214,6 milioni di euro, il margine operativo lordo a 939,3 milioni e l’utile netto di Gruppo a 396 milioni. Gli investimenti nelle attività tradizionali si sono attestati a 844 milioni di euro. “I dati dei nove mesi – ha commentato orgogliosamente Flavio Cattaneo – evidenziano l’efficienza gestionale raggiunta dal GruppoTerna che, unita ai contributi delle attività non tradizionali, ci consente di poter proporre un dividendo 2011 in linea con lo scorso anno, nonostante i pesanti effetti della Robin Hood Tax sui nostri conti”.

Margini dunque di componimento della vertenza tra l’Authority per l’energia e Terna sembrano esserci. Sta evidentemente al nuovo ministro per lo sviluppo economico trovare la soluzione politica dell’impasse, nella non impossibile coniugazione del risparmio sulla bolletta, della equa remunerazione dei capitali e dell’aumento dell’occupazione nei cantieri di Terna e delle imprese del settore.

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