Alla cooperazione allo sviluppo i conti non tornano

cooperazioneLa Dgcs del ministero Affari Esteri riceve meno finanziamenti ma la spesa per i salari è quintuplicata in tre anni

ROMA – In tempo di vacche magre come questo, si cerca di risparmiare il più possibile, spesso e sopratutto sui salari dei lavoratori. Non sembra essere questo il caso della direzione generale per la cooperazione allo sviluppo del ministero Affari esteri, dove infatti a fronte di una forte riduzione dei finanziamenti ricevuti, le spese per i cosidetti ‘esperti’ di cooperazione sono quintuplicati nel giro di tre anni.

Nel triennio 2008-2011 la cooperazione ha fatto registrare complessivamente un taglio del 78 per cento dei finanziamenti, risultando come la spesa più penalizzata nel bilancio statale. La direzione generale (Dgcs) è quella quindi che ha subito le maggiori riduzioni tra le direzioni del Mae, mentre quelle per la mondializzazione e la promozione del sistema Paese sono le direzioni meno colpite.

Le poste di bilancio per finanziare organizzazioni internazionali, organizzazioni non governative (ONG) e interventi bilaterali hanno subito tagli tra il 44 per cento e il 50 per cento. Nel 2011, la cooperazione pesa sul bilancio dello Stato per lo 0,025 per cento, era lo 0,042 per cento nel 2010 e lo 0,1 per cento nel 2008. Sempre nel 2011, l’aiuto allo sviluppo dell’Italia iscritto nel bilancio del Ministero è pari all’11 per cento del totale iscritto nel bilancio dello Stato – era del 28 per cento nel 2008 – mentre il restante transita sul bilancio del ministero dell’Economia e delle finanze. Inoltre, tra il 2008 e il 2011 gli esperti di cooperazione allo sviluppo a tempo indeterminato sono passati da 87 a 67 e quelli a contratto da 233 a 140.

Fin dal primo taglio delle risorse, la direzione generale per la cooperazione allo sviluppo ha puntato tutto sull’efficacia dell’aiuto – intesa come rispetto degli obiettivi internazionali e razionalizzazione amministrativa. Va detto che, senza attendere una riforma legislativa della materia, promessa da tempo, la direzione generale ha tentato di dimostrare che si poteva fare meglio anche con meno risorse finanziarie.

Alla fine di quest’anno sarà noto se l’Italia è stata in grado di rispettare gli obiettivi d’efficacia, a seguito dello sforzo fatto.

Nonostante questo impegno per una maggiore efficienza, per effetto di dotazioni finanziarie così ridotte, l’incidenza dei soli salari degli esperti di cooperazione sul totale dello stanziamento disponibile è quasi quintuplicata, passando dall’1,2 per cento al 5,2 per cento nel periodo 2008-2011, escludendo i salari del personale di ruolo e dei funzionari diplomatici.

Il paradosso è che a causa dei costi fissi le scarse risorse disponibili rischiano di essere utilizzate tutte per i salari, aumentando in maniera continua l’incidenza dei costi di amministrazione.

L’onorevole Fabio Evangelisti dell’Italia dei Valori chiede a questo punto quali iniziative il nuovo ministro degli Affari esteri intenda assumere affinché la notevole incidenza del costo dei salari evidenziata non gravi in maniera così pesante sul totale dello stanziamento disponibile.

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