Frequenze tv, Passera risarcisce le tv locali con 175 milioni

ministro-passera-SLIDLe polemiche sul beauty contest. Assoprovider impugna il bando e chiede al ministro di annullare la gara

ROMA – Alle tv locali andranno 175 milioni di euro dal ricavato della vendita delle frequenze digitali. Corrado Passera, super ministro al Mise e alle Infrastrutture e trasporti, ha chiuso così la questione sulla redistribuzione degli introiti del cosiddetto tesoretto digitale. Il problema della sopravvivenza delle emittenti locali nel passaggio dall’analogico al digitale era stato sollevato dal leader Idv Antonio Di Pietro, in un’interrogazione parlamentare all’ex ministro Romani.

Nel mirino dell’ex pm c’era la decisione di assegnare i canali dal 61 al 69 agli operatori di telecomunicazioni, di fatto espropriando lo spazio occupato dalle tv locali a fronte di un indennizzo irrisorio. Non solo: la decisione di assegnare altre sei frequenze tramite beauty contest avrebbe, secondo Di Pietro, favorito il duopolio Rai-Mediaset e penalizzato non solo le tv locali ma, in senso più generale, il pluralismo dell’informazione.

La risposta del ministro Passera, che si è detto pronto a firmare il decreto che assegna 174 milioni di euro alle televisioni che hanno liberato frequenze per l’asta 4G, ha lasciato insoddisfatto il leader Idv. Di Pietro, infatti, non solo avrebbe voluto devolvere alle piccole emittenti il 10% del ricavato dall’asta per le compagnie telefoniche – cioè 400 milioni di euro – ma soprattutto indire una nuova asta per le frequenze assegnate tramite beauty contest. Durissima la nota polemica dell’ex pm, che ha citato le parole del sottosegretario di Stato per l’Economia, Gianfranco Polillo: “Non possiamo mettere a gara queste sei frequenze televisive, perché nella maggioranza che sorregge il Governo c’è anche il Pdl”.

La polemica, comunque, non è rimasta in Parlamento. Asso provider, associazione di operatori indipendenti nel settore dei servizi internet, ha presentato un esposto alla Corte dei conti e chiesto al ministro Passera di annullare il beauty contest, richiamando “l’attenzione dell’esecutivo sull’urgenza di ripristinare l’equità per troppo tempo violata nel settore delle telecomunicazioni. Contro il duopolio Rai e Mediaset è scesa in campo anche l’Unione europea, che ha avviato contro l’Italia una procedura d’infrazione attualmente sospesa in attesa proprio di valutare l’esito del beauty contest.

In realtà, però, non è detto che un’eventuale asta porterebbe all’Erario ricavi paragonabili ai 3,9 miliardi spesi da Telecom Italia, Vodafone e Wind a settembre. A pesare sulla potenziale vendita delle frequenze ci sarebbero l’attuale ciclo economico negativo e la fusione tra Mediaset e Dmt (che concentrerà nelle mani dell’azienda di Berlusconi gran parte del mercato delle torri di trasmissione del segnale tv in Italia). Il pensiero di molti esperti del settore, insomma, è riassunto nelle parole del presidente di Telecom, Franco Bernabè: “Onestamente penso che se si facesse un’asta andrebbe deserta”.

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