Il Macro di Roma si reinventa

Da marzo un nuovo progetto che trasforma il Museo in centro di ricerca e produzione sul contemporaneo

 

ROMA – In questo oscuro e depressivo fine 2011, nasce un nuovo, entusiasmante, impensabile progetto sull’arte contemporanea. L’idea di cosa avrebbe dovuto essere un Museo di Arte Contemporanea a Roma era nei dibattiti e nei desideri utopici di molti degli addetti ai linguaggi odierni, ma la sua realizzazione si deve alla proposta del nuovo direttore del Macro, Bartolomeo Pietromarchi, e alla lungimiranza e al sostegno dell’assessore Dino Gasperini.

Il Macro, sulla scia di altre istituzioni internazionali, non si presenta unicamente come spazio espositivo, ma diventa un centro di produzione e di ricerca sul contemporaneo, mettendo in circolo l’intelligenza diffusa di una serie di attori, operatori, professionisti attorno alla figura dell’artista. Questa sfida ha alla base la trasformazione del Museo in Fondazione secondo un preciso iter amministrativo, con un ottimo sostegno economico quantificabile nella cifra di circa otto milioni di euro da parte dell’istituzione pubblica e di partner privati, tra i quali Enel Contemporanea e l’Associazione Macro Amici.

Il progetto, presentato oggi, sarà operativo a partire dal mese di marzo e già nella sua articolazione presenta aspetti rilevanti. Esso verrà attuato secondo alcune direttrici: il MacroExpo esplorerà i molteplici linguaggi della contemporaneità, riguarderà diverse generazioni e avrà come punto di riferimento la città di Roma attraverso mostre monografiche e collettive, collezionismi, Project Room e progetti d’artista.

Il MacroLab sarà caratterizzato da una ricerca permanente in cui si incontrano e collaborano artisti, critici, curatori, galleristi, collezionisti e pubblico. Un modo per scoprire e mettersi in relazione con la nascita del lavoro artistico attraverso laboratori, residenze d’artista, pubblicazione di cataloghi e connessioni wi-fi. Le residenze d’artista, punto centrale di questa sezione, saranno realizzate all’interno del Macro e avranno a disposizione alloggi per gli artisti stranieri, contributi per quelli italiani e spazi per realizzare i laboratori dove sarà possibile una proficua integrazione anche tra linguaggi diversi. Questa iniziativa sperimentale avrà un triennio di assestamento, con modalità che saranno esposte prossimamente.

Il MacroLive è invece il programma di approfondimento e diffusione del progetto, nei suoi diversi componenti attraverso incontri, conferenze, incroci tra arti visive, musica, teatro, proiezioni e performance.

Naturalmente, la realizzazione di tale complessa attività richiede l’appoggio di un comitato scientifico permanente del quale fanno parte Stefano Chiodi, Maria Alicata, Miltos Manetas e Marco De Logu, che si occuperanno rispettivamente della visione trasversale dei vari progetti editoriali, dell’archivio giovani artisti, delle nuove tecnologie e nuovi media e del Festival di Fotografia che sarà ospitato all’interno del Museo e che inizierà  con una collezione che andrà a far parte del prossimo Museo della fotografia.

Il progetto verrà inaugurato dalle mostre monografiche di Mircea Cantor e di Marcello Maloberti, che presenteranno nuovi lavori e che ne amplieranno la conoscenza ad un pubblico più vasto. Sarà realizzata una mostra sulla collezione Berlingieri, una delle collezioni più sorprendenti nel panorama contemporaneo. Le Project Room saranno dedicate a Vettor Pisani e a Christian Jankowsky. I primi quattro artisti inviati alle Residenze saranno la romana Carola Bonfili, il pugliese Luigi Presecce, l’inglese Graham Hudson e il peruviano Ismael Randall Weeks.

A maggio inoltre sarà realizzata nella sala Enel, in concomitanza con The Road to Contemporary Art di Roma, la grande esposizione Re-Generation con circa trenta artisti italiani e internazionali legati al territorio della città di Roma, e in settembre il Festival Internazionale di Fotografia. Contemporaneamente a Macro Testaccio sarà allestita la mostra monografica di Marco Tirelli, uno dei protagonisti della Scuola di San Lorenzo.

Programma dunque ambizioso, fortemente innovativo che rimetterà certamente Roma al centro di un dibattito che non può che essere internazionale.

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