La corsa a chi vede la recessione più nera

Crisi_borsa_sliderIl Centro studi della Confindustria è tra i più pessimisti. Anche le stime dell’Ocse vedono la nostra economia in caduta

ROMA – Ormai i bollettini di guerra sulla recessione incombente si susseguono con ritmi e accenti sempre più drammatici, in una sorta di cupio dissolvi collettivo in cui il Paese sembra avvitarsi. L’ultima proiezione (fino ad oggi) è quella pubblicata dalla Confindustria dove davvero il mercato del lavoro è descritto come un campo di battaglia. L’anno prossimo infatti l’occupazione dovrebbe calare, anzi calerà dello 0,6% e nel 2013 dello 0,2%, con 800mila persone occupate in meno rispetto all’inizio del 2008 (e perché allora non un’altra data di raffronto per rendere la previsione ancor più catastrofica, ndr). Le “cassandre” di viale dell’Astronomia ritengono molto probabile che “si attenui il reintegro delle persone in Cig, aumentino i licenziamenti e il tasso di disoccupazione salga più velocemente e raggiunga il 9% a fine 2012, rimanendo poi a tale livello nel corso del 2013”. A pagare più degli altri sarebbero i giovanissimi (15-24 anni) con un -24,4%, sempre rispetto allo stesso anno di riferimento, i maschi (-3,4%) e i meno istruiti (-10,6% per chi ha solo la licenza media).

Nel 2012 – secondo il bollettino di guerra degli industriali – saremo in piena recessione con un Pil negativo che segnerà un -1,6%, contro lo 0,5% registrato quest’anno. Si tornerà a vedere la luce soltanto a partire dal terzo trimestre del prossimo anno, che potrebbe registrare “una graduale accelerazione che consentirà di conseguire un incremento dello 0,6% medio annuo nel 2013”. Ma affinchè qualcuno non cominci a rallegrarsi, ecco subito la doccia fredda della pressione fiscale che tra due anni raggiungerà il livello record del 45,5%, che in termini effettivi equivale al 54%.

Nemmeno l’Ocse, che pure non è di manica larga, era stato così pessimista. Nel suo ultimo economic outlook semestrale infatti prevede un tasso di disoccupazione in aumento fino all’8,3% nel 2012 e all’8,6% nel 2013, anno in cui la crescita dei salari rallenterà (+1,8% nel 2012 dal 2,8% nel 2011 e +1,2% nel 2013). Il rapporto deficit/pil scenderà l’anno prossimo all’1,6%, dopo -3,6% di quest’anno, mentre l’ammontare complessivo del debito aumenterà ancora di qualche decimo di punto rispetto al 120% di quest’anno, per poi scendere al 118,9% nel 2013. Per non sbagliarsi comunque, gli economisti dell’Ocse mettono le mani avanti: “Ci sono significativi rischi di uno scenario economico ancora peggiore, perché la stretta di bilancio prevista è molto severa e potrebbe avere effetti depressivi maggiori di quelli attesi nell’outlook”.

Gli studiosi della Confindustria però ci ricordano che “il lieto fine per l’Italia non può consistere solo nello scampato pericolo del dissolvimento della moneta unica, ma dal ritorno all’alta crescita”. E sempre in tema di scoperta dell’acqua calda, ci ricordano anche l’elenco delle cose da fare per raggiungere quell’obiettivo: “Occorre migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione, accorciare i tempi della giustizia, aumentare il grado di concorrenza nei servizi, elevare quantità e qualità dell’istruzione, rimuovere gli ostacoli all’occupazione, accrescere la protezione del welfare, aumentare gli incentivi e la promozione della ricerca e dell’innovazione”. Forse in un’altra puntata troveremo anche l’elenco delle cose che gli imprenditori italiani potrebbero fare per dare una mano alla baracca.

Potrebbero interessarti anche