Prospettive di crescita oltremodo fragili

Ignazio_Visco(dall’intervento del Governatore della Banca d’Italia davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato sul decreto legge Monti)

di Ignazio Visco

Le prospettive di crescita dell’area dell’euro hanno continuato a deteriorarsi nel corso degli ultimi mesi. Le informazioni provenienti dagli indicatori congiunturali segnalano, per il quarto trimestre, un ulteriore indebolimento dell’attività produttiva rispetto ai già ridotti ritmi di sviluppo osservati nella parte centrale dell’anno. Secondo le proiezioni dell’Eurosistema, non lontane dalle stime più recenti delle principali istituzioni internazionali e degli analisti privati, il Pil dell’area dell’euro crescerà in misura modesta nel 2012.

Pesano, da un lato, il rallentamento del commercio mondiale e l’intonazione meno espansiva delle politiche di bilancio, dall’altro, gli effetti delle tensioni sui debiti sovrani e dell’accresciuta avversione al rischio degli agenti economici.

In questo quadro, in Italia l’andamento dell’attività economica presenta elementi di fragilità addizionali, legati soprattutto all’elevato debito pubblico, che si rifletteranno in una contrazione del prodotto nel 2012 e in ritmi di sviluppo assai contenuti nel corso dell’anno successivo. Il peggioramento delle prospettive di crescita rispetto alle valutazioni formulate nel corso dell’estate risente sia delle misure di correzione dei conti pubblici disposte negli ultimi mesi sia dell’eccezionale aumento degli spread rispetto ai titoli tedeschi, che si sta trasmettendo ai costi di finanziamento del settore privato e ai piani di spesa di famiglie e imprese, dando luogo a una flessione della componente interna della domanda aggregata. Un ulteriore inasprimento delle condizioni di offerta del credito potrebbe derivare dal persistere di difficoltà di provvista all’ingrosso del settore bancario.

Il quadro macroeconomico per i prossimi trimestri è caratterizzato da un’incertezza straordinariamente elevata, che dipende principalmente dall’evoluzione della crisi del debito pubblico nell’area dell’euro: se i differenziali di rendimento tra i titoli di Stato permanessero su livelli elevati per un periodo di tempo prolungato peggiorerebbero ulteriormente le prospettive di crescita e verrebbe ostacolato il risanamento programmato delle finanze pubbliche. Ripristinare la fiducia è un requisito fondamentale per dare sostegno alla crescita.

Le misure di bilancio contenute nel decreto, indispensabili per scongiurare scenari ancora peggiori, avranno – a parità di altre condizioni – inevitabili effetti negativi sull’attività economica; sulla base delle regolarità storiche, l’impatto sul Pil delle misure aggiuntive approvate è stimabile nell’ordine di almeno mezzo punto percentuale nel complesso del prossimo biennio. Tuttavia, a questo effetto restrittivo si possono contrapporre gli effetti positivi derivanti da un aumento della fiducia nella capacità dello Stato italiano di onorare il proprio debito e nelle accresciute prospettive di medio termine dell’economia italiana. La riduzione dei costi di finanziamento del settore pubblico e di famiglie e imprese potrebbe favorire già da subito la crescita.

L’impatto iniziale delle decisioni del Governo va in questa direzione: nel giorno successivo all’annuncio della manovra i rendimenti sui nostri titoli decennali sono calati di circa 80 punti base; una riduzione di questa entità, qualora si dimostrasse duratura ed estesa all’intero arco della curva per scadenza, compenserebbe in larga parte gli effetti restrittivi della manovra. Il Governo ha introdotto misure volte alla promozione della crescita economica, quali l’Ace, la deducibilità della parte dell’Irap relativa al costo del lavoro, le misure di promozione della concorrenza, interventi per investimenti in infrastrutture. L’azione dovrà proseguire con misure ad ampio spettro, che riportino gradualmente la nostra economia su un più elevato ed equilibrato sentiero di crescita.

È cruciale definire un disegno complessivo, organico, chiaro e credibile nel quale si inseriscano gli interventi. Questo quadro dovrà comprendere sia le misure già definite sia quelle che saranno delineate a partire da oggi. Esso dovrà inquadrare sia gli interventi che possono essere varati in tempi brevi, sia quelli che necessitano di tempi più lunghi. Un approccio organico alla definizione delle misure per la crescita potrà migliorare la fiducia sulle prospettive della nostra economia, con risultati positivi per gli investimenti e lo stesso onere del debito pubblico.

Gli interventi – come sappiamo – devono mirare a ridurre gli oneri amministrativi e i tempi della giustizia; migliorare l’efficacia della regolamentazione e stimolare la concorrenza; accrescere la qualità dei servizi pubblici e ottenere migliori condizioni per la realizzazione di infrastrutture, intervenendo anche con decisione sul fronte della legalità; rimuovere gli ostacoli alla crescita delle dimensioni delle imprese; accrescere la formazione di capitale umano e agevolare l’innovazione; migliorare il funzionamento del mercato del lavoro.

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