Gioie e dolori per i caccia bombardieri

CacciabombardiereFinmeccanica partecipa alla costruzione del rivale americano F 35. Un maxi ordine del governo italiano per 14 miliardi di euro

ROMA – Oggi dovrebbe esserci l’annuncio ufficiale del governo giapponese per l’acquisto del caccia bombardiere americano F 35 Jsf (Joint Strike Fighter) della Lockeed Martin. Una commessa da 8 miliardi di dollari che vede un grande sconfitto, il caccia Eurofighter Typhoon, prodotto dal consorzio europeo che, con la britannica Bae Systems e la franco-tedesca-iberica Eads, vede la Finmeccanica in primo piano con oltre un terzo del consorzio.

Vanno quindi in fumo – è stato scritto – più di sette anni di azioni di lobby, dimostrazioni, soluzioni finanziarie, che il consorzio Eurofighter ha profuso con grande impegno e un monte di soldi. Qualcuno aveva previsto da tempo questa conclusione in virtù dei rapporti politici e militari che legano indissolubilmente il Sol Levante agli Stati Uniti e alle forti pressioni da questi esercitate sul governo di Tokio. Non era solo una questione contingente legata alla nuova location della base militare americana di Okinawa, ma un intreccio di interessi che, secondo alcuni osservatori, rendevano fin dall’inizio “disperata” la proposta alternativa europea.

Le speranze di ordini per l’Eurofighter Typhoon ora si spostano in India e negli Emirati dove sono in corso trattative che vedono anche i francesi in competizione con se stessi con il loro caccia Rafale della Dassault.

Ma anche a casa nostra le cose non sono meno complicate. A rendere infatti meno amara la pillola ad Alenia Finmeccanica c’è la sua partecipazione anche al programma di realizzazione del caccia statunitense rivale F 35 Jsf, sia pure con ricadute industriali e tecnologiche abbastanza modeste (una parte dell’ala che ospiterà i sensori) rispetto all’impegno economico dell’Italia. Non è tanto la costruzione di uno stabilimento industriale a Cameri (Novara, già avviata per l’assemblaggio di velivoli, quanto il maxi ordine di 121 caccia bombardieri F 35 per rinnovare la flotta d’attacco sia dell’aeronautica che della marina. Si parla di 14 miliardi di euro.

La questione si trascina da 13 anni, da quando il governo D’Alema aderì al programma Jsf, poi confermato dai governi del centro destra e, da ultimo, dallo stesso capo di Stato Maggiore dell’aeronautica, Giuseppe Bernardis, aperto sostenitore della chiusura del progetto europeo e dell’acquisto dei caccia americani. La partita tra i due aerei rivali non è definitivamente chiusa e si vanno confrontando due partiti a sostegno dell’una o dell’altra soluzione.

Giocano contro l’F 35 i ritardi accumulati nella realizzazione del progetto (superano oramai i cinque anni) e i suoi costi stellari aumentati di cinque volte rispetto alle stime iniziali. A favore invece ci sarebbero le prestazioni tecniche e di efficacia offensiva che lo farebbero preferire al rivale europeo. Dato l’ammontare della posta in gioco, è facile capire l’entità delle forze messe in campo dalle due fazioni.

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