Ippica, sit-in in tutta Italia contro la crisi del settore

Ippica_slider5.500 posti di lavoro a rischio e possibile chiusura per 40 ippodromi e 700 agenzie di scommesse

ROMA – Settemilacinquecento posti di lavoro a rischio, a causa della possibile chiusura per crisi di quaranta ippodromi e 700 agenzie ippiche. Il baratro in cui è precipitata l’ippica ha numeri da “profondo rosso”, stimati da Assosnai, che si spiegano con il taglio doloroso del montepremi – sceso dai 200 milioni del 2010 ai 111 previsti per il 2012 –  e dei contributi affidati all’Assi, l’ex-Unire, passati dai 400 milioni degli anni scorsi ai 235 previsti per il prossimo anno. In entrambi i casi, le risorse derivano per il 33% da un contributo statale e per il 66% dalle scommesse ippiche.

La questione sta proprio nel crollo delle giocate sulle corse dei cavalli. I dati d’altronde parlano chiaro: nei primi dieci mesi dell’anno, le scommesse ippiche sono scese del 20,9% (1,15 miliardi contro 1,46 miliardi dell’analogo periodo del 2010). E a ottobre, secondo i dati dall’Assi, la raccolta è stata in calo del 25,8%.

In un quadro come questo, caratterizzato da criticità strutturali, gestionali e finanziarie, pure i singoli impianti ippici risentono della crisi. Anche Capannelle, lo storico ippodromo romano del galoppo che compie proprio quest’anno 130 anni, non si sottrae purtroppo a questa congiuntura negativa. La società che gestisce l’impianto, la Hippogroup, ha accumulato un debito complessivo di circe 18 milioni di euro, dovuto per circa la metà al canone di concessione di 2,1 milioni l’anno dovuto al Comune di Roma. Il calo del fatturato, passato in tre anni da 12 milioni del 2009 ai 10 di quest’anno, ha fatto il resto.

E’ anche per questo che si è svolto questa mattina un sit-in in Campidoglio dove i lavoratori dell’ippica romana hanno consegnato, al sindaco di Roma Gianni Alemanno, alcune magliette con su scritto “Salviamo i cavalli” insieme alla lettera già inviata anche al presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio e ai ministri in cui si denuncia la crisi del settore.

Nonostante il Comune avesse negato l’autorizzazione alla manifestazione, una cinquantina di persone, per la maggior parte dipendenti dell’ippodromo di Tor di Valle, sono scese in piazza indossando le magliette. Dopo aver letto l’appello consegnato da Sandro Moscati, vicepresidente dell’Anact, l’associazione nazionale allevatori del cavallo trottatore, il sindaco Alemanno ha assicurato che si farà portavoce delle richieste dei lavoratori degli ippodromi romani al governo. “Parlerò con il ministro delle vostre problematiche”, ha assicurato il sindaco.

L’ippica scende in piazza perché “non viene difesa da nessuno, né dalla politica, né dall’ex Unire (ora Assi)”. Lo ha spiegato il vicepresidente Moscati, intervenuto al sit-in. Da quando la gestione delle scommesse è stata assegnata ad Aams “l’ippica è stata abbandonata a se stessa, mentre in passato – insieme al totocalcio – rappresentava uno dei settori di gioco più redditizi”.

Inoltre – spiega ancora Moscati – nei punti vendita è stato deciso di proporre ai clienti anche “le slot machine e altri tipi di scommesse. L’Aams ci ha abbandonati a noi stessi, preferendo altri settori di gioco, e non ci ha fatto alcun tipo di pubblicità”. Questo atteggiamento ha determinato “un crollo delle giocate sui cavalli” e “ha causato la perdita di molti posti di lavoro – ha continuato Moscati, sottolineando che il settore ippico – dà lavoro a 60-70 mila persone e occupa una superficie di 90 mila ettari di terra in tutta Italia, con 42 ippodromi tra pubblici e privati sparsi sul territorio nazionale.

“Infine – ha concluso il vicepresidente dell’Anact – il taglio del montepremi “dai 270 milioni del 2004 ai 200 milioni del 2011 ha causato una gravissima crisi” del comparto e la situazione potrebbe diventare “drammatica a causa della riduzione a 11 milioni del montepremi, che rappresenta un taglio orizzontale del 43%”.

Quello di Roma non è stato l’unico sit-in della giornata. Oggi infatti ci sono state manifestazioni in tutta Italia per chiedere un intervento della politica per salvare l’indotto. In tutti i Comuni che hanno un ippodromo, delegazioni di ippici si sono recate dai sindaci consegnando loro la maglietta simbolo della protesta con la scritta “Save Italian Racing”.

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