Tanti auguri GNAM: la galleria compie cento anni e si reinventa

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La sfida è tenere il passo con i due grandi Musei, recentemente inaugurati, il MAXXI e il MACRO, con progetti sul contemporaneo e una vocazione multidisciplinare

Per festeggiare il centenario della sua costituzione, avvenuta in occasione della Esposizione Internazionale del 1911, la GNAM si presenta al pubblico con un nuovo allestimento. La sfida è tenere il passo con i due grandi Musei, recentemente inaugurati, il MAXXI e il MACRO, con progetti sul contemporaneo e una vocazione multidisciplinare. Dalla sua il Museo di Villa Giulia ha una collezione di circa 4.400 tra dipinti e sculture e 13.000 disegni e stampe, acquistate e raccolte nelle grandi esposizioni internazionali o attraverso lasciti e donazioni, sale di grande bellezza e apertura, un fascino che ha coinvolto sempre i visitatori e soprattutto gli artisti che, tutti, hanno avuto nel tempo l’ obiettivo di vedere i loro lavori in quegli straordinari spazi.

L’idea nuova è stata quella, ormai in voga presso tutte le strutture museali internazionali, di abbandonare i percorsi cronologici per condurre il pubblico secondo grandi tematiche che favorissero oltre alla conoscenza anche nuove sensibilità estetiche. Il salone centrale immette subito alle opere più provocatorie del novecento con Duchamp, Burri, Fontana, Manzoni, Patella, preceduto da una bellissima installazione di Alfredo Pirri che con il suo pavimento specchiante ci lancia un messaggio di luminosità, ottimismo, trasparenza non senza sottolinearne la fragilità  e il pericolo sempre presente.

L’Ottocento e il primo Novecento anche essi sono mostrati secondo tematiche che vanno dal ritratto al mito, dal realismo all’incontro con l’impressionismo e il simbolismo fino alle grandi avanguardie nelle quali sono messe in luce le straordinarie novità  del futurismo e dell’astrattismo. La modernità più attuale si svolge attraverso la selezione delle opere di grandi personaggi da Twombly a Moore, dai protagonisti dell’informale a quelli della Scuola di Piazza del Popolo, dal Nouveau Réalisme di Rotella, Spoerri o Cristo, alle sperimentazioni concettuali e degli artisti cinetici fino ai lavori dell’Arte Povera e della Transavanguardia celebrate in questa seconda parte dell’anno in tutta l’Italia. Bellissima la sala dedicata a Pino Pascali, grande protagonista di una stagione irripetibile sospesa tra il desiderio di sognare, superare la contingenza del presente e un continuo malinconico attaccamento ad un mondo agricolo e ad una società che si avviava rapidamente ad una trasformazione senza ritorno.

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In occasione del nuovo allestimento la GNAM presenta anche la mostra monografica dedicata a Gianfranco Baruchello, a cura di Achille Bonito Oliva e Carla Subrizi. Artista per un certo tempo oscurato da quello che portava l’arte ad essere fin troppo tangente all’industria dell’intrattenimento e dunque sconosciuto, per lo più, al grande pubblico, sembra oggi essere il ponte tra il mondo rivoluzionario degli anni Sessanta e i turbamenti del presente. Nessuno come lui ha attraversato questi tempi in modo così profondo, personale, multidisciplinare, multiforme. Oltre sessanta opere esposte ci portano a conoscere un percorso fatto di idee, progetti, dipinti, filmati, video, libri che parlano di un impegno costante di natura politica, sociale, economica, ambientale, che si rivolge al mondo proprio dell’arte e a quello della società del consumo.

Partendo da una adesione alle novità di Duchamp del quale fu amico e compagno di strada, ha anticipato molti dei temi di grande attualità con uno spostamento continuo da un confine all’altro, da un ambito artistico a un altro. A partire dai ready made, oggetti quotidiani, segnali, tracce di un mondo che mostrava la sua fragilità, il suo deperimento, oggetti fissati, assemblati alla ricerca di una razionalità che li controllasse. Tale fragilità è poi espressa nella riduzione minimale dei suoi tanti intriganti lavori in cui appaiono le tante tracce oniriche e casuali, reali e surreali, mentali e quotidiane unite a commenti, descrizioni, piccoli disegni, foto, continui segni poetici. E’ un immenso archivio quello di Baruchello suo personale ma che diventa subito il nostro nel quale ritroviamo parte di noi stessi e della nostra storia. Una manualità artigianale, una ossessione da entomologo a catalogare, imbrigliare la totalità delle esperienze come per liberarci da una continua drammatica insicurezza. Non senza una continua sottile ironia comune, anche quella, al suo maestro Duchamp. E il cinema, i video, gli scritti, i pensieri, non fanno che ampliare questa visione del mondo come se non bastassero tutti i mezzi, tutti i linguaggi dell’arte a descriverci il suo e il nostro turbato mondo interno.

(Maria Grazia Tolomeo)

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