Un mare di soldi alle banche per fare cosa?

Sede_Bce_Francoforte_sliderLa Bce ha prestato alle banche 498 miliardi di euro all’1 per cento per 3 anni per aumentare il credito di famiglie e imprese

ROMA – E’ cominciata a Francoforte, nella sede della Banca centrale europea, l’apertura delle buste con le richieste di soldi in prestito da parte delle banche europee. Si sa già che sono arrivate 523 domande, per un importo complessivo di 498,191 miliardi di euro. Un fiume di denaro prestato dalla Bce per tre anni al tasso fisso super agevolato dell’1 per cento, all’unica condizione che le banche diano in garanzia alla Bce obbligazioni affidabili, come titoli di Stato, bond bancari o anche aziendali.

Per questo è giunta quanto mai opportuna la decisione dei giorni scorsi del governo Monti di consentire alle banche italiane di emettere nuovi prestiti con la garanzia dello Stato, fino all’importo equivalente al loro patrimonio. Dal momento che la Banca d’Italia stima che l’ammontare complessivo dei patrimoni bancari sia di 228 miliardi di euro, teoricamente potrebbe essere questa la cifra delle nuove emissioni obbligazionarie delle nostre banche da “girare” alla Bce per avere denaro contante per tre anni. Nelle prossime ore sapremo in dettaglio chi ha chiesto che cosa.

E’ chiaro che con queste cifre dovrebbe essere scongiurato il temuto credit crunch, come sostiene il Governatore Draghi: “L’operazione odierna permetterà infatti alle banche di evitare il ribilanciamento delle scadenze delle attività e delle passività attraverso una stretta creditizia a lungo termine”. In parole povere, le banche, alle prese con una profonda crisi di liquidità e dovendo pagare le cedole e rimborsare le obbligazioni in scadenza, sarebbero costrette a chiudere il rubinetto del credito alle famiglie e alle imprese. Con i nuovi prestiti della Banca centrale europea questo pericolo sembra superato.

Ma, in guardia, perché da domani l’attenzione si sposta sull’uso che le banche faranno di questa “manna”. L’auspicio di tutti, a cominciare da Draghi, è che gli istituti di credito impieghino la nuova liquidità prima di tutto nel sostegno all’economia reale. Ma non è affatto detto che lo facciano. Potendo infatti disporre dei prestiti Bce come vogliono, sul piatto possono esserci altra alternative. Potrebbero cioè rimborsare in tutto o in parte i loro debiti in scadenza a prezzi molto convenienti (nel solo 2012 scadranno 78 miliardi di obbligazioni bancarie). Così come potrebbero effettuare operazioni di “carry-trade”, ovvero approvvigionarsi di denaro dalla Bce all’1 per cento e con quei soldi comprare titoli di Stato con un rendimento del 5/6 per cento (magari ricoprendosi dal rischio sovrano con degli swap o altri titoli derivati).

Sono tutte opzioni finanziarie possibili che perpetuerebbero l’andazzo fin qui praticato e che comunque nulla avrebbero a che fare con il credito alle famiglie e alle imprese. Il timore è che non ci sono mezzi per costringere le banche a “ravvedersi” e sappiamo quale effetto abbiano raggiunto in passato la moral suasion e altri auspici retorici. Per questo è più che mai necessario che sull’utilizzo dei fondi ricevuti dalle banche praticamente in dono le autorità vigilino attentamente e usino tutti gli strumenti a disposizione perché le risorse giungano all’economia reale e rimettano in moto il volano dello sviluppo.

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