Acea, coraggio, dai una mano a Edipower

Sede_Edison_sliderI soci italiani della Delmi mandano una proposta ultimativa ai francesi di Edf. Il ruolo determinante del ministro per lo Sviluppo economico Passera

ROMA – Nel tormentato braccio di ferro tra italiani e francesi per il controllo della Edison e delle sue partecipate, che si trascina da più di un anno, forse siamo arrivati alla fine. I soci italiani della Delmi, guidata dalle imprese elettriche municipalizzate di Milano e Brescia, proprietaria del 30,64% del gruppo di Foro Bonaparte, hanno deciso di inviare ad Electricitè de France la loro proposta ultimativa: a voi tutta la Edison, a noi tutta Edipower con le sue nove centrali idro e termoelettriche.

La decisione è maturata al termine di un vertice dei soci italiani (oltre ad A2A c’erano la municipalizzata torinese ed altri) con il ministro per lo sviluppo economico Corrado Passera. E stupisce la determinazione della proposta dopo i bizantinismi, le liti e le divisioni dei mesi scorsi che avevano svuotato di ogni potere contrattuale il fronte italiano. Ritrovati infatti gli attributi, ci si lascia andare a guasconesche dichiarazioni, come quella dell’assessore Tabacci: “I francesi dovranno accettare la nostra proposta se non vogliono la guerra, altrimenti saremo costretti a muoverci sul terreno dell’ostilità e disponiamo di  tanti strumenti”. Onore comunque a Passera che con un blitz milanese ha ricompattato la squadra tricolore e gettato le basi di un progetto industriale nel settore più strategico per definizione, come quello delle fonti energetiche.

Come sempre, quando si intravede la soluzione di un problema nascono per incanto quelli della serie ”io l’avevo detto”. Così il povero presidente di A2A, Giuliano Zuccoli, che si è sempre battuto, solo contro tutti, per contrastare il disegno egemone dei francesi, ora si sente dire da Tabacci, che in passato era stato il suo più acceso contestatore: “Rispetto a quello che qualche mese fa era chiamato lodo Zuccoli, questo di oggi è totalmente un altro film”. Le linee invece della proposta italiana ricalcano più o meno quelle del lodo che riteneva possibile, anche finanziariamente, l’operazione di rilevazione di Edipower. Oggi, dice ancora Tabacci, “non abbiamo bisogno di nessuna cordata e nemmeno dell’intervento della Cassa depositi e prestiti; Edipower vale poco più di un miliardo che possiamo sopportare con il ricavato della cessione della nostra parte di Edison”.

Il problema è che storicamente i profitti delle grandi utilities municipali hanno sempre svolto le funzioni di tappabuchi dei bilanci comunali. Ora, se l’accordo andrà in porto, le imprese elettriche locali saranno forse costrette a ridurre i loro dividendi ai Comuni-azionisti. “Sì – afferma orgogliosamente Graziano Tarantini, presidente del comitato di sorveglianza di A2A – forse ci saranno mesi o anni di sofferenza, ma la volontà è quella di avere una forte presenza italiana. I soci non hanno guardato solo ai conti, ma era una partita in cui l’interesse dell’azienda coincide con quello del Paese e la risposta dei Comuni è stata di grande responsabilità”.

Che fa in questo rinnovato contesto l’azienda comunale di elettricità e acqua di Roma? Dopo una timida avance iniziale quando si era parlato della possibilità di mettere insieme una cordata italiana per spartirsi la Edison, l’Acea si è messa alla finestra, salvo assumere una coraggiosa iniziativa legale nei confronti degli ex partner francesi. Ora sembra giunto il momento di rifarsi avanti per partecipare ad un’operazione destinata a creare il secondo polo italiano per la produzione di energia elettrica. D’altronde, se non ora, quando?

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