Allarme smog, ma è stato di emergenza da più di 5 anni

Le polveri sottili oltre i limiti di legge in quasi tutte le centraline della Capitale. Poche e inefficaci le misure adottate

ROMA – Livelli di smog ben oltre i limiti di legge, fissati su 50 microgrammi per metro cubo, nella maggior parte delle centraline della Capitale, con valori estremamente preoccupanti in varie zone: questi erano i dati forniti dall’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) del Lazio all’inizio dell’anno. Dati che denunciavano uno stato decisamente allarmante, che destò l’attenzione del mondo politico su più fronti.

A sancire la gravità della situazione, nel febbraio di quest’anno la Legambiente Lazio aveva assegnato al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, un cigno nero, simbolo dell’emergenza smog e dell’inefficacia delle misure adottate per fronteggiarla.

Il “premio” arrivava a suggellare una condizione che, in realtà, si protrae da anni: dal 2006 a Roma è stata dichiarato lo stato di emergenza per la situazione del traffico e della mobilità. Per farvi fronte, Alemanno, all’epoca ministro alle Politiche Agricole e Forestali, era stato investito del ruolo di commissario delegato per attuare degli interventi ad hoc e, come primo atto, aveva istituito un apposito Ufficio Speciale emergenza traffico e mobilità.

La sostanziale inefficacia delle misure attuate messa in luce dal rapporto dell’ARPA ha offerto lo spunto per un’interrogazione parlamentare dei senatori del PD Francesco Ferrante e Roberto Della Seta. Gli interroganti hanno messo in evidenza le lacune dell’operato del Comune rispetto alla situazione ad alto rischio, ponendo l’accento sul mancato impegno da parte del primo cittadino e dell’Ufficio preposto nell’individuare e realizzare misure incisive. Secondo i deputati, infatti, Alemanno non avrebbe utilizzato i poteri straordinari sul traffico che gli avrebbero permesso di portare reali miglioramenti rispetto al problema smog.

Stando ai dati, infatti, i livelli di smog nella Capitale sono fuorilegge un giorno su due e l’allarme per la salute dei cittadini è sempre più alto.

Potenziamento dei trasporti pubblici, aumento delle corsie preferenziali, lotta alla “sosta selvaggia” per rendere più scorrevole il traffico, controlli dei gas di scarico e incentivi all’uso di auto e combustibili puliti, promozione dell’utilizzo dei mezzi pubblici a discapito di quelli privati: queste le principali accuse rivolte da Ferrante e Della Seta in merito ai provvedimenti che avrebbero potuto salvare la situazione e che dimostrano le negligenze del Sindaco.

L’applicazione delle misure previste dal piano di risanamento aria della regione Lazio, sempre secondo i senatori del PD, sarebbe stata di per sé sufficiente ad affrontare in modo adeguato l’emergenza ed evitare gli altissimi livelli di smog raggiunti.

Il primo cittadino viene chiamato quindi a difendersi dall’accusa di aver creato un ennesimo apparato burocratico, con i danni collaterali che comporta, soprattutto sul piano finanziario, senza di fatto aver saputo gestire e controllare la situazione di grave crisi creatasi.

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