Quali mezzi per tutelare i risparmiatori?

Consob_sliderGli scenari di probabilità dei rendimenti sono strumenti validi o superflue esercitazioni? Il caso Bpm

ROMA – La legislazione finanziaria italiana in materia di tutela dei risparmiatori è seconda a pochi altri paesi in campo europeo. Non parliamo poi della normativa americana che, almeno prima della riforma Obama, era tra le più permissive, come la “grande crisi” del 2008 ha ampiamente dimostrato.

Ma – si sostiene – tutto ciò che serve ad alzare l’asticella della protezione del consumatore (di prodotti finanziari) è comunque benvenuto. Così si spiega tra l’altro la ricorrente querelle sugli strumenti a disposizione dell’Autorità di controllo dei mercati e sull’uso che se ne fa (o non se ne fa). L’ultima questione in ordine di tempo è quella che prende spunto dalle analisi condotte dal prof. Cesari dell’Università di Bologna sui prospetti informativi di alcune emissioni obbligazionarie di banche italiane. Le conclusioni della ricerca sono state riprese con una certa enfasi da organi di stampa, associazioni di consumatori e hanno formato oggetto di interrogazioni parlamentari.

Il contendere riguarda in particolare gli “scenari di probabilità di rendimento” di ciascun nuovo titolo, che la Consob fino a qualche tempo fa redigeva e obbligava l’emittente ad inserirli nei vari prospetti informativi. La prescrizione dall’inizio di quest’anno non è più obbligatoria. Pertanto il senatore dell’Idv, Elio Lannutti, sostiene che “non sono affatto chiari i motivi che hanno portato alla retromarcia della Consob, che ha sconfessato la linea di trasparenza adottata negli ultimi anni che, sul piano metodologico, è stato sostenuta in sede di Commissione europea dal Movement for risk trasparency”. Il requisito si renderebbe tanto più necessario dopo che lo Stato ha concesso la sua garanzia ai prestiti obbligazionari delle banche che, secondo il parlamentare Idv, “molto spesso contengono condizioni e costi non trasparenti”.

C’è da domandarsi perché mai l’organo di controllo delle società e della Borsa avrebbe abbassato la soglia di protezione dei risparmiatori. Romacapitale.net se lo è domandato e ha raccolto queste motivazioni.

Innanzitutto la Consob, dopo aver prescritto per ogni nuova emissione la stima di probabilità di rendimento di quel titolo, si è attivata presso le omologhe autorità dei principali paesi Ue per estendere la stessa normativa ai vari mercati finanziari. Avendo ricevuto tutte risposte negative, si è posta il problema della eventuale penalizzazione degli istituti italiani derivante da norme restrittive non osservate dai competitor stranieri.

In ogni caso peraltro è stata rimessa in discussione la legittimità stessa dello scenario che, essendo comunque uno strumento di analisi probabilistica, per sua natura conteneva inevitabili margini di discrezionalità e conseguentemente di responsabilità dirette dell’Authority nell’influenza dei mercati e delle valutazioni dei titoli.

Ma le ragioni principali che hanno determinato una revisione della disciplina dei prospetti informativi sono stati i cambiamenti strutturali nel frattempo intervenuti nei mercati finanziari. Prima fra tutti, naturalmente, la crisi dei debiti sovrani che ha cancellato d’un colpo il parametro di riferimento di qualsiasi analisi di probabilità di rendimento. Ci spieghiamo meglio: per stabilire quale probabilmente sarebbe stato il valore futuro di una certa obbligazione si prendeva come base un titolo di Stato “a rischio zero” e si facevano i confronti previsionali. Adesso che invece, ahinoi, quei titoli sovrani, come vediamo ogni giorno, non sono più “risk free” viene a mancare il parametro su cui misurare qualsiasi altro valore tendenziale.

A questo si aggiunga la crisi di liquidità delle banche che avrebbe rovesciato sulla Consob ulteriori responsabilità nel rendere più aleatorie e complesse le emissioni obbligazionarie italiane, cioè una delle principali fonti di approvvigionamento di mezzi finanziari, tanto più che i prospetti informativi, contrariamente a quanto sostenuto, contengono già precise indicazioni di costi e condizioni di ogni singola emissione.

D’altronde, si fa notare per analogia, in queste ore stanno venendo al pettine i nodi del prestito convertendo della Banca Popolare di Milano nei confronti del quale il giudizio complessivo della Consob e le sue stime sulle probabilità di rendimento mettevano in assoluta evidenza i rischi di quelle obbligazioni, che invece furono acquistate a mani basse dai risparmiatori.

Questo non significa ovviamente sottovalutare qualsiasi strumento in grado di alzare barriere di protezione dei risparmiatori sempre più efficaci. Induce soltanto a riflettere sulla razionalità dei mercati e sulla trasparenza delle procedure di intermediazione sulle quali, queste sì, va usato il massimo di controllo e di inflessibilità.

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