Colosseo, dopo i crolli partono i controlli

colosseoOggi i controlli all’Anfiteatro Flavio. Mentre la direttrice minimizza, Alemanno accelera sui lavori di restauro

ROMA – Allarme al Colosseo. Dopo che il giorno di Natale, davanti a migliaia di turisti giunti a Roma per visitare l’anfiteatro più grande d’Italia in occasione della sua apertura gratuita, una piccola porzione di tufo si era staccata dal prospetto esterno e una transenna della terrazza del terzo livello si era allentata, ci sarebbe stato ieri un nuovo cedimento. A rimuovere il tufo caduto da un arco nella parte dell’Anfiteatro Flavio antistante l’Arco di Costantino sarebbero stati i vigili del fuoco, contattati dal personale che lavora sul posto.

Secca la smentita della direttrice del Colosseo Rossella Rea: “Non c’è nessuna novità. Le briciole di tufo sono quelle del 25 dicembre”. L’archeologa ha dichiarato infatti di essere “in contatto con i vigili urbani e il gabinetto del sindaco e nessuno mi ha detto nulla. Non vorrei che fossimo di fronte alla solita psicosi”. Parole che trovano conferma in un comunicato del servizio di sorveglianza e accoglienza del Colosseo dei Beni Culturali. Secondo la direttrice, il crollo dello scorso 25 dicembre sarebbe stato causato “dai piccioni. Basti pensare al danno che produce il guano sulle superfici di travertino, che costringono a una pulitura continua. Inoltre, il continuo scalpiccio dei piccioni produce distacco di materiali. E nel Colosseo abbiamo addirittura i gabbiani”.

Sulla situazione del monumento è intervenuto anche il sindaco Alemanno. “I lavori per restaurare il Colosseo devono cominciare al più presto. Ci sono state smentite molto nette da parte del Mibac, che gestisce il Colosseo – ha spiegato Alemanno -. Quello che mi sento di aggiungere è un ulteriore sollecito ad accelerare il più possibile l’avvio del restauro del monumento, al di là dell’entità dei danni che mi sembra, come dicono dal ministero, minimale”.

Sulla vicenda era intervenuto nei giorni scorsi anche il quotidiano spagnolo El Pais, che aveva parlato di “un danno simbolico alla capacità compromessa dell’Italia di proteggere il proprio patrimonio artistico”. Proteste per la cattiva gestione del Colosseo in particolare, ma dei monumenti italiani in generale, vengono dalla Uil dei Beni Culturali, che torna a puntare il dito sulla soprintendente e sulla direttrice del monumento: “La responsabilità è loro”.

Tuttavia, non è la prima volta che il Colosseo “perde pezzi”. Già il 9 maggio del 2010 si erano staccati tre frammenti di malta di calce molto sottile, per un totale di mezzo metro quadrato, dalla galleria dell’ambulacro centrale, dal lato di Colle Oppio, al primo ordine. Quella volta erano le 6 del mattino e l’Anfitetro era chiuso. Durante il giorno di Natale, invece, era invece strapieno. Quest’ultimo episodio ha gettato nuova luce anche sui prossimi lavori di restauro che interesseranno il monumento a partire dalla prossima primavera. Si tratta di interventi per 25 milioni di euro, finanziati da Tod’s, già al centro di polemiche e ricorsi al Tar.

Il Colosseo, ha fatto notare l’allora sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro, “ha tremila lesioni”, uno “stato fessurativo abbastanza diffuso ma non allarmante, monitorato con le fibre ottiche applicate in quattro dorsali e su cui si interverrà durante il restauro”.

Potrebbero interessarti anche