Il presidente dell’Inps fa il pieno di cariche

Mastrapasqua_sliderLa Corte Costituzionale sancisce l’incompatibilità tra la carica di sindaco e quella di parlamentare

ROMA – C’è un conflitto istituzionale che in queste settimane accende le cronache politiche e giuridiche. E’ quello che riguarda la cumulabilità delle cariche di parlamentare e di sindaco delle medio-grandi città italiane. Com’è noto, con la sentenza n. 277, depositata il 21 ottobre scorso, la Corte Costituzionale ha confermato in maniera netta ed inequivocabile l’incompatibilità tra la carica di parlamentare e quella di sindaco di un comune con popolazione superiore ai 20.000 abitanti.

Dopo appena qualche giorno però, la Giunta per le elezioni del Senato ha votato contro l’incompatibilità decisa dalla Corte, con motivazioni alquanto discutibili, sembra per salvare dalla decadenza i sindaci (Pdl) di Molfetta e Afragola. Il Pd e l’Idv per protesta hanno abbandonato i lavori del Senato. Il sen. Felice Casson ha così commentato l’accaduto: “Esigenze di trasparenza, correttezza e funzionalità delle cariche pubbliche imponevano alla giunta di ribadire quanto sancito dalla Corte Costituzionale. Così non è stato”.

Mentre dunque divampa il conflitto a livello istituzionale, c’è chi ignora completamente quelle stesse esigenze di trasparenza, correttezza e funzionalità delle cariche pubbliche invocate, pare, soltanto per i politici. E’ il caso, per esempio di Antonio Mastrapasqua, che, oltre alla presidenza dell’Inps, come si legge (forse incautamente) nel suo curriculum personale sul sito ufficiale dell’Istituto, “attualmente ricopre la carica di amministratore, presidente del collegio sindacale e sindaco effettivo presso società a capitale pubblico e in diverse società a capitale privato”, come Equitalia, Almaviva, Coni Servizi, ecc.

Come faccia l’ubiquo presidente Mastrapasqua a gestire tutti quegli incarichi dal momento che guida il più grande e complesso ente previdenziale d’Europa, con il secondo bilancio italiano, dopo quello dello Stato, con 545 miliardi di euro tra entrate e uscite, 37 milioni di utenti, 25 milioni di conti assicurativi, 18 milioni di pensioni erogate ogni mese, resta per tutti un mistero. E questo prima che Inpdap ed Enpals confluissero nella SuperInps e aggiungessero risorse e assistiti alle cifre “monstre” dell’Istituto previdenziale.

Eppure il “nostro” continua ancora oggi a rivestire soltanto (!) 24 incarichi professionali esterni rispetto ai 54 di qualche anno fa e pare che nessuno si preoccupi di verificare non solo gli obiettivi di efficienza e di efficacia della sua gestione, ma neppure l’esistenza di conflitti di interessi con alcune delle società di cui è controllore. Anzi, l’ultima legge “Salva Italia” gli ha fatto il regalo di Natale prorogando eccezionalmente la sua carica di presidente dell’Inps al 31 dicembre 2014.

Per la verità qualcuno che talvolta qualche domanda se la pone c’è, come nel caso dell’on. Oriano Giovanelli (Pd) che chiede ai ministri dell’Economia e del Lavoro “se sia opportuno che un dirigente pubblico come Mastrapasqua conservi così tante funzioni considerata la necessità di perseguire il massimo rigore proprio nel momento in cui si richiedono ai cittadini rinunce e sacrifici e se non ritengano che, in considerazione della complessità dell’ente e del suo carattere strategico per la fornitura dei servizi essenziali ai cittadini, nonché per garantire trasparenza e rigore nella gestione di una così ingente mole di risorse finanziarie, sia necessario procedere celermente alla definizione di una nuova «governance» dell’ente superando l’attuale stato che vede concentrato tutto il potere nella mani del presidente”.

Forse il deputato dovrebbe soltanto aggiungere agli indirizzi dei destinatari dell’interrogazione anche quello del suo compagno di partito, Guido Abbadessa, attuale presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps, il cui giudizio in merito sarebbe molto interessante, anche nello spirito della già citata pronuncia della Corte Costituzionale.

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