Fiumicino, al via i licenziamenti dei lavoratori Argol

turismo-lavoro-aeroporto-roma-fiumicino-offerteAlitalia vuole internalizzare l’handling specialistico. Si chiede l’intervento del ministro del Lavoro

ROMA – Manca poco al due febbraio, quando si ritroveranno senza un lavoro. Nonostante le proteste dei giorni scorsi davanti al Palazzo della Regione, i 76 lavoratori della Argol, la società italiana di logistica che dal prossimo mese sarà sostituita dalla multinazionale statunitense Ceva nella fornitura di servizi ad Alitalia- Cai presso la Cargo City dell’aeroporto di Roma Fiumicino, saranno licenziati. Dopo l’annuncio di Alitalia della sua decisione di internalizzare l’handling specialistico, è scattata una corsa contro il tempo, per trovare una soluzione al problema, e non si escludono disagi al normale transito aereo dell’aeroporto romano, se la protesta dovesse essere più incisiva.

Secondi i sindacati, l’ipotesi praticabile potrebbe essere quella dell’assorbimento del personale da parte di Alitalia che invece, per contenere i costi – rispetto ai contratti in essere dei dipendenti della Argol – sarebbe propensa ad “assumere personale precario” senza nemmeno passare per le liste dei cassintegrati, denuncia Michela Califano, capogruppo Pd del comune di Fiumicino. Alitalia, seppure ufficiosamente, ribatte: “Non c’è nessuna rescissione. È semplicemente scaduto un accordo”. Ciò che chiedono sindacati e forze politiche è l’applicazione della cosiddetta “clausola sociale”, già prevista della legge, che obbligherebbe la società che entra ad assume mere i dipendenti di quella che esce.

Ora che le decisione di Alitalia sembra essere definitiva, interviene anche il prefetto di Roma Pecoraro, che invoca addirittura l’intervento del ministero del Lavoro, perché il governo, come afferma anche il capogruppo regionale di Sel Luigi Nieri, “deve avere la consapevolezza della criticità del sistema aeroportuale e deve intervenire tutelando il lavoro, già duramente colpito soprattutto a Roma e nel Lazio”.

La vicenda dei lavoratori della Argol costituisce l’ennesimo tassello del difficile quadro del mercato del lavoro italiano. In attesa delle decisioni del governo e del tanto auspicato incontro del ministro della Previdenza Elsa Fornero con le parti sociali, previsto per la prossima settimana, i lavoratori cominciano a fare i conti con i primi contraccolpi della manovra finanziaria. Saranno 200mila i dipendenti pubblici e privati che rischiano di rimanere senza un lavoro ne corso del 2012. Dei giorni scorsi è, per esempio, la protesta dei manutentori e addetti alla pulizia sui vagoni dei treni, gli ex Wagon lits, disoccupati dallo scorso 11 dicembre per la soppressione dei treni- notte su cui lavoravano.

Contro la cassa integrazione protestano, invece, i 685 dipendenti dell’ Iveco Iribus, l’azienda irpina del gruppo Fiat Industrial, specializzata nella costruzione di autobus turistici e di linee: la produzione si è interrotta all’inizio dell’anno nuovo, soprattutto per la costante riduzione degli ordinativi. Non se la cavano meglio al Nord: i 600 lavoratori della Pansac, una società internazionale specializzata nella produzione di pellicole per il settore della gomma- plastica, guardano con apprensione al loro futuro perché le alternative possibili sono due: l’amministrazione straordinaria o il fallimento.

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