“Ombre di guerra”, le immagini degli orrori della guerra in mostra all’Ara Pacis

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Novanta scatti che ripercorrono i maggiori conflitti degli ultimi settant’anni. Un viaggio che sciocca, emoziona e invita a riflettere

“Ombre di guerra” è il titolo della mostra, sostenuta dalla fondazione Veronesi, in corso al Museo dell’Ara Pacis che andrà avanti fino al 5 febbraio. Dalla guerra di Spagna del 1935 a quella in Libano del 2007: novanta fotografie scattate nei principali teatri dei conflitti che hanno insanguinato il mondo, immagini che nel tempo sono diventate icone che definiscono “una vera e propria estetica della guerra”, come spiegano i curatori della mostra Alessandra Mauro e Denis Curti.
Il soldato che stringe il fucile, traumatizzato dalle bombe in Vietnam, nello scatto di Don McCullin; la veglia funebre in Kosovo di Merillon; la bandiera americana piantata su Iwo Jima nella Seconda Guerra Mondiale; il miliziano ripreso da Robert Capa colpito a morte nella guerra civile spagnola, le fosse comuni della Bosnia nelle foto di Gilles Press, la guerra nel Libano di Paolo Pellegrin: un viaggio attraverso un percorso di orrori lungo settant’anni, tramite immagini che si imprimono con forza brutale nelle menti di chi le guarda.

La mostra nasce come progetto dell’agenzia Contrasto su proposta dalla Fondazione Veronesi, nell’ambito delle iniziative legate alla III Conferenza internazionale “Science for peace”, il cui obiettivo è la diffusione di una cultura di pace, di riduzione delle spese militari, in particolare degli ordigni nucleari, e a favore di maggiori investimenti per la ricerca e lo sviluppo.
L’esposizione è un percorso visivo “doloroso”, come sottolineano i curatori,  composto da immagini dal valore altamente simbolico. Gli scatti sono stati realizzati dai più grandi reporter di guerra che sono stati in prima linea nei maggiori conflitti internazionali.

Sono immagini crude, di una violenza consistente e reale, che testimoniano il lato oscuro dell’umanità, l’atavica tendenza dell’uomo ad infliggere sofferenza all’uomo. La guerra è intorno noi, è presente da sempre in ogni angolo della terra ma spesso è percepita come lontana, come se la spirale di sangue coinvolgesse mondi paralleli che non ci riguardano. Questo viaggio fotografico nel cuore dei conflitti ci spinge a prendere atto di quando è accaduto e continua ad accadere nel mondo, ci destabilizza, ci sciocca e ci emoziona.
“Una fotografia non può costringere. Non può svolgere il lavoro morale al posto nostro. Ma ci può mettere sulla buona strada”, come dice la bravissima Susan Sontag. Il percorso fotografico ospitato all’Ara Pacis ci accompagna proprio in questo atto di presa di coscienza, ci offre un’importante occasione di riflessione sull’orrore e l’insensatezza della guerra, di analisi della realtà con spirito critico.
La fotografia come arte e la fotografia come documento storico: in questa mostra sono percepibili al massimo grado le due anime di questa splendida arte, che da una parte stimola, emoziona, impressiona e dall’altra ci fornisce una lezione storica e politica essenziale.

“Queste fotografie vogliono essere un invito alla riflessione e poi al dibattito su come dire basta alla violenza. Per questo la mostra fa parte delle iniziative promosse da Science for Peace, il progetto che ho voluto creare per promuovere la cultura della non violenza e della tolleranza” afferma il Prof. Umberto Veronesi.
La mostra è promossa da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico.

Fotografi in mostra: Abbas, Eddie Adams, Lynsey Addario, Dimitri Baltermants, Micha Bar-Am, Bruno Barbey, Gabriele Basilico, Werner Bishof, Phili Blnkinsop, Jean-Marc Bouju, Alexandra Boulat, Margaret Bourke-White, Henri Bureau, Larry Burrows, Romano Cagnoni, Robert Capa, Gilles Caron, Francesco Cito, Mario De Biasi, Corinna Dufka, Thomas Dworzak, Stuart Franklin, Leonard Freed, Mauro Galligani, Marc Garanger, Jean Gaumy, Ashley Gilbertson, Stanley Greene, Philip Jones-Griffith, Ron Haviv, Tim Hetherington, Henri Huet, Yevgeni Khaldei, Josef Koudelka, Alex Majoli, Eiichi Matsumoto, Don McCullin, Susan Meiselas, Georges Merillon, Davide Monteleone, James Nachtwey, Paolo Pellegrin, Gilles Peress, Joe Rosenthal, Sebastião Salgado, David “Chim” Seymour, Crhistiane Spengler, Tom Stoddart, Anthony Suau, Gerda Taro, David Turnley, Nick Ut, Peter van Agtmael, Riccardo Venturi, W. Eugene Smith, George Steinmeyer, Laurent Van der Stockt, Francesco Zizola.

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