Tutto ok per i contratti petroliferi in Libia

pozzi_petroliferi_LibiaSi era temuto che il governo transitorio di Tripoli volesse rinegoziare i contratti di fornitura stipulati con Gheddafi. Allarme poi rientrato

ROMA – E’ durata fortunatamente poche ore, ma la paura di fine anno all’Eni è stata grossa. Un comunicato del governo libico infatti, comparso a ciel sereno il 29 dicembre, diceva che “il capo del governo di transizione Abdel Rahim al-Kib ha informato l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, che i contratti firmati tra il gruppo e il vecchio regime saranno rivisti e riesaminati conformemente agli interessi della Libia prima di essere applicati……….Le compagnie straniere che lavorano in Libia dovranno provare ai libici che sono partner della Libia e non di Gheddafi e del suo regime: l’Eni dovrà darne prova giocando un ruolo significativo nella ricostruzione delle città distrutte”.

Nel clima di preoccupazione e di sospetto per le pressioni esercitate dalle maggiori compagnie petrolifere mondiali per ridimensionare lo storico primato della nostra impresa su quel mercato, il comunicato del nuovo governo libico ha fatto temere per un istante che si volessero rimettere in discussione tutti gli accordi legati alle forniture di gas e di petrolio. Ma già dopo poche ore un portavoce del gruppo petrolifero italiano precisava che oggetto di revisione saranno solo “due contratti di sostenibilità per iniziative sociali”.

A spazzare via gli ultimi dubbi che alcuni osservatori continuavano (forse non disinteressatamente) a manifestare, arrivava il primo giorno dell’anno l’annuncio ufficiale delle autorità libiche che “la revisione dei contratti siglati dall’azienda italiana Eni con l’ex leader libico Muammar Gheddafi non riguarderà gli accordi su petrolio e gas. Per non far confusione, le attività che saranno oggetto di revisione sono i progetti di sviluppo sostenibile compresi nel memorandum di intesa siglato dall’Eni con la Libia – si legge nel comunicato diffuso dall’ufficio del premier libico Abdel Rahim al-Kib – gli accordi su petrolio e gas non saranno interessati”.

Nel grattacielo dell’Eur si è brindato al nuovo anno tirando un gran sospiro di sollievo per il rispetto di accordi che assicurano al nostro Paese qualcosa come 2/300 mila barili al giorno di olio equivalente (gas e petrolio), per i quali erano già riprese a settembre le operazioni di estrazione.

Quali sono dunque gli accordi da rinegoziare? Il primo è un memorandum of understanding firmato a Tripoli il 22 settembre 2006 con la Gheddafi Development Foundation e la Compagnia di stato libica National Oil Corporation (NOC) per la realizzazione di un importante ed innovativo programma di progetti sociali nel Paese, che prevedeva un investimento di 150 milioni di dollari nell’arco dei successivi anni, per la formazione professionale di giovani laureati libici, la realizzazione di strutture ospedaliere, la conservazione e il ripristino di siti archeologici, nonché interventi in campo ambientale, industriale e di edilizia scolastica.

Il secondo accordo del dicembre 2010 riguarda la realizzazione di un progetto sociale nell’area di El Agheila, situata nel Golfo della Sirte circa 280 chilometri a ovest di Bengazi, per la costruzione di 1.000 unità abitative con relative infrastrutture di servizio e di un porto navale, oltre alla realizzazione di opere industriali, tra le quali un impianto di desalinizzazione dell’acqua.

Appare dunque più che comprensibile che i nuovi governanti libici vogliano rinegoziare accordi di questa natura alla luce delle devastazioni prodotte dalla guerra e dell’enorme fabbisogno di opere e mezzi per la ricostruzione.

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