Azzardopoli, il mercato dei giochi rende come 4 finanziarie

gioco_dazzardoL’associazione Libera di Don Ciotti presenta un dossier su numeri e aspetti del mercato illegale e legale dei giochi

ROMA – Raggiunge i 10 miliardi di euro il fatturato del mercato illegale dei giochi, mercato in cui operano 41 clan. E’ quanto rivela l’associazione Libera nel dossier “Azzardopoli, il paese del gioco d’azzardo, dove quando il gioco si fa duro, le mafie iniziano a giocare”, presentato oggi a Roma.

Secondo l’associazione di Don Ciotti, sono 800mila le persone dipendenti dal gioco d’azzardo, e 2 milioni quelle a rischio. I giocatori patologici giocano in media tre volte a settimana, più di tre ore alla settimana e per una spesa ogni mese che va dai 600 euro in su.

Il rapporto fa luce inoltre sul controllo che alcuni clan esercitano sul mercato illegale dei giochi, ad esempio il clan Valle-Lampada dalla gestione degli apparecchi irregolari ricava tra i 25mila e i 50mila euro al giorno. E ancora indaga su alcuni risvolti inquietanti, come il riciclaggio di denaro attraverso la riscossione delle vincite legali: i clan infatti sono disposti a pagare un sovrapprezzo tra il 5 e il 10% del premio per acquistare i biglietti vincenti, in modo da riscuotere denaro “pulito”. Nel 2010 le Forze di Polizia hanno sequestrato 3.746 apparecchi irregolari, ovvero in media 312 al mese. Nel 2011 invece 10 direzioni distrettuali antimafia hanno effettuato indagini sulla materia.

Ma il rapporto – citando i dati Agicos – indaga anche sul mercato legale che in Italia offre lavoro a 120.000 addetti, muove gli affari di 5.000 tra grandi e piccole aziende e mobilita il 4% del Pil nazionale. Nel 2011 il giro d’affari del mercato ha superato i 76 miliardi di euro, ponendo l’Italia al “primo posto in Europa e terzo posto nel mondo tra i paesi che giocano di più al mondo”.

“Per rendere l’idea – dice Libera – 76,1 miliardi, sono la portata di quattro Finanziarie normali, una cifra due volte superiore a quanto le famiglie spendono per la salute e, addirittura, otto volte di più di quanto viene riversato sull’istruzione. Se analizziamo gli ultimi dati riferiti ai mesi di ottobre e novembre 2011, il primato per il fatturato legale del gioco spetta alla Lombardia con 2miliardi e 586 mila di euro, seguita dalla Campania con un miliardo e 795 mila euro. All’ultimo gradino del podio il Lazio con un miliardo e 612 mila euro. “Soldi che girano grazie alle 400mila slot presenti in Italia”, sostiene l’Associazione.

La città di Roma nel settore giochi è da primato nazionale: 294 sale e più di 50mila slot distribuite tra Roma e provincia. E se il riciclaggio in Italia tocca il 10% del Pil (il doppio che nei paesi occidentali progrediti) non si può pensare che il gioco ne sia immune. Il 69% degli italiani che giocano on line – scrive Libera – ha subito una qualche forma di cyber crimine contro una percentuale mondiale che si attesta sul 65%.

“Un paese dove si spendono circa 1260 euro procapite, neonati compresi, per tentare la fortuna che possa cambiare la vita  dove si stimano 800mila persone dipendenti da gioco d’azzardo e quasi due milioni di giocatori a rischio”. E’ il ritratto dell’Italia che gioca, tracciato dal dossier Azzardopoli.

“Un fatturato legale stimato in 76,1 miliardi di euro, a cui si devono aggiungere, mantenendoci prudenti, i dieci miliardi di quello illegale. Sono ben 41 – scrive Libera – i clan che gestiscono “i giochi delle mafie” e fanno saltare il banco. Da Chivasso a Caltanissetta, passando per la via Emilia e la Capitale. Con i soliti noti seduti al tavolo verde dai Casalesi di Bidognetti ai Mallardo, da Santapaola ai Condello, dai Mancuso ai Cava, dai Lo Piccolo agli Schiavone. Le mafie sui giochi non vanno mai in tilt” attacca Libera.

“Sono ben dieci le Procure della Repubblica direzioni distrettuali antimafia che nell’ultimo anno hanno effettuati indagini: Bologna, Caltanissetta, Catania, Firenze, Lecce, Napoli, Palermo, Potenza, Reggio Calabria, Roma. Sono invece 22 le città dove nel 2010 sono stati effettuate indagini e operazioni delle Forze di Polizia in materia di gioco d’azzardo con arresti e sequestri direttamente riferibili alla criminalità organizzata. Si tratta di infiltrazioni delle società di gestione di punti scommesse, di sale Bingo, che si prestano in modo “legale” ad essere le “lavanderie” per riciclaggio di soldi sporchi”.

Secondo una Ricerca nazionale sulle abitudini di gioco degli italiani del novembre 2011 curata dall’Associazione “Centro Sociale Papa Giovanni XXIII” e coordinata dal CONAGGA (Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d’Azzardo), volta ad indagare le abitudini al gioco, è stato stimato che in Italia ci sono 1 milione e 720 mila giocatori a rischio e 708.225 giocatori adulti patologici, ai quali occorre sommare l’11% dei giocatori patologici minorenni e quelli a rischio.

Il quadro che emerge dal dossier di Libera sollecita “una risposta adeguata da parte di tutti, a cominciare dalle istituzioni e da chi le governa. Alle imprese più importanti e significative e a chi gestisce queste attività in maniera lecita è richiesta, oggi, una chiara e netta assunzione di responsabilità. Si tratta d’intervenire insieme e quanto prima possibile su tutti i versanti di questa calamità, economica e sociale: quello normativo, per rendere più efficace il sistema delle autorizzazioni, dei controlli e delle sanzioni; quello educativo e d’informazione, rivolto soprattutto ai più giovani; quello di prevenzione e cura delle patologie di dipendenza dal gioco; quello culturale e formativo, che chiama in causa gli stessi gestori delle attività lecite”.

Altro problema trattato nel dossier Azzardopoli, è quello sui “baby-scommettitori”. A porre in evidenza il problema è stato Luca Bernardo, direttore del dipartimento di Pediatria dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano. “Il fenomeno dei baby-scommettitori è in crescita – spiega Bernardo – Molti ragazzi tra i 12 e 17 anni giocano d’azzardo, spendendo circa 30-50 euro al mese in gratta e vinci, slot e poker online, eludendo quindi i divieti imposti ai minorenni”. In alcuni casi gli stessi “finiscono per diventare giocatori accaniti e patologici” continua.

In base ai dati presentati dall’esperto emerge che “la diffusione del gioco nei ragazzi cresce al ritmo del 13% l’anno. Dal 2008 al 2009 la percentuale di studenti tra i 15 e i 19 anni che ha giocato in denaro almeno una volta in un anno è aumentata dal 40% al 47%. L’aumento maggiore è stato fra le ragazze, passate dal 29% al 36%, mentre i maschi sono saliti dal 53% al 57%.

In testa alla classifica per regioni al primo posto c’è la Campania con il 57,8% di studenti “giocatori”, cui segue Basilicata (57,6%), Puglia (57%), e, a seguire, Sicilia, Lazio, Abruzzo, Molise, Sardegna, Calabria e Umbria, tutte oltre il 50%.

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