Omicidio a Roma, non si fermano le indagini

omicidio_tor_pignattaraSLIDEREmessi due decreti di fermo per i marocchini. Controlli a tappeto dei militari sulle periferie più emarginate

 

ROMA -Continuano senza sosta le indagini per fare chiarezza sulla morte della piccola Joy e del padre, avvenuto la scorsa settimana nel quartiere romano di Torpignattara. I carabinieri hanno sequestrato un’altra pistola con matricola abrasa, in genere in possesso delle forze dell’ordine e corredata di 50 munizioni. L’arma è stata trovata vicino ad un cassonetto dell’immondizia e subito affidata ai tecnici della Scientifica per gli esami balistici, e per capire se può avere legami con la morte dei due.

Nei giorni scorsi, due decreti di fermo sono stati emessi dalla procura di Roma nei riguardi dei due maghrebini identificati quali responsabili del duplice delitto di Zhou Zeng e della figlioletta di pochi mesi Joy. I provvedimenti sono firmati dal procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e dal pm Maria Teresa Gregori.

Intanto sono state estese a tutta l’Italia, ma anche a livello internazionale attraverso l’Interpol, le ricerche per arrestare i due marocchini considerati responsabili del duplice omicidio di Zhou Zheng e della piccola Joy avvenuto il 4 gennaio scorso nel quartiere Tor Pignattara, a Roma.

I due sono stati identificati dai carabinieri del nucleo investigativo di via In Selci grazie alle immagini di una telecamera nei pressi del casolare abbandonato, dove sono stati ritrovati lo scooter, un Sh 300 risultato rubato, i due caschi, le borse e il bottino della rapina.

Il primo dei due marocchini, il 30enne, ha precedenti per rapina e ricettazione: già arrestato in passato, processato e condannato, dopo aver scontato la pena sarebbe dovuto uscire dall’Italia; ovviamente però non ha rispettato l’ordine di allontanamento e ha continuato le proprie scorribande nella Capitale. Sulla sua identità gli inquirenti non hanno dubbi: oltre alle immagini riprese dalla telecamera di sorveglianza, hanno le impronte che l’uomo ha lasciato sulla borsa strappata alla moglie di Zeng. E sono le stesse impronte digitali registrate la prima volta che è finito in manette.

Il complice del trentenne è anch’egli marocchino: vent’anni, senza precedenti penali, di lui non si sa molto se non che è l’amico inseparabile dell’uomo che ha rovistato nella borsa contenente il denaro.

Gli investigatori temono però che i due siano già lontani e che abbiano abbandonato la zona di Roma sentendo sul collo il fiato degli inquirenti. Per rintracciarli è stato organizzato un imponente dispositivo di controllo che potrebbe presto dare i suoi frutti.

Intanto sono in corso controlli a tappeto da parte delle forze dell’ordine. Al setaccio interi quartieri periferici di Roma, zone a rischio come Tor Bellamonaca, o il quadrilatero Pigneto- Casilino- Torpignattara-Prenestino.

Gli agenti della Questura di Roma nelle ultime ore sono impegnati in una grande operazione di prevenzione che ha portato anche al sequestro di armi e droga e a controllare circa 4000 persone. Non si è trattato di semplici identificazioni, ma di un controllo approfondito che, partito dalla strada con i posti di controllo, è stato poi approfondito dagli analisti della Divisione anticrimine.

I controlli hanno coinvolto sul piano operativo, oltre agli agenti dei Commissariati di zona, anche le volanti e le unità cinofile della Questura, nonché gli uomini del reparto Prevenzione Crimine che, messi a disposizione dagli uffici centrali del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, stanno contribuendo alla attuazione della nuova strategia operativa disposta dal Questore di Roma.

In stretto coordinamento con la Polizia di Stato, anche i Carabinieri sono in campo in queste ore in una serrata attività di controllo in periferia. Il bilancio è di 92 persone arrestate in flagranza di reato nei quartieri Tor Vergata, Tor Bella Monaca, Centocelle, Tor Pignattara, Pigneto e Alessandrino mettendo in campo tutte le forze disponibili a cui si sono aggiunti i 145 Carabinieri, appena arrivati, in virtù del terzo patto per Roma sicura.

Azioni che forse andavano attuate prima dell’ennesimo omicidio. Sono in molti oggi a chiedersi dove erano il Sindaco di Roma o il Questore o il Comandante provinciale dei CC quando interi quartieri di Roma diventavano terra di nessuno? O che fine hanno fatto i protocolli 1 e 2 per Roma Sicura? Agli annunci che continuano a giungere anche in queste ore su molteplici arresti e denuncie da parte dei militari, la domanda sorge spontanea: perché ora e non allora?

Alemanno afferma che ogni limite è stato superato e che la magistratura, le istituzioni e tutte le forze politiche, ognuno nel proprio ruolo, sostengano questo sforzo eccezionale che viene compiuto dalle forze dell’ordine, al di là di preoccupazioni garantiste fuori luogo e di ogni forma di polemica demagogica”. Ma i 33 omicidi del 2011 non sono ‘una polemica demagogica’, sono fatti. E i numeri anche in questo caso parlano chiaro.

Il problema secondo diversi esponenti dell’opposizione viene soprattutto dal degrado sociale, morale e materiale che avvolge le periferie della città, sempre più abbandonate e relegate a terra di nessuno. Servono quindi interventi sul piano della prevenzione, oltre che della repressione, garantendo la maggiore presenza delle forze dell’ordine, che risentono di una forte carenza di organico e mezzi, e rilanciando le politiche per l’integrazione, il rispetto della legalità, la lotta al disagio e al degrado sociale”.

Oltre ad una necessaria, grande opera sistematica e preventiva per isolare le bande criminali, il primo cittadino chiede l’attuazione a Roma di quelle misure che hanno permesso nei territori più a rischio di conseguire risultati importanti. Infine promette (finalmente, ndr) la convocazione entro gennaio di un Consiglio Comunale straordinario sulla sicurezza per individuare le misure più incisive per combattere la criminalità e il degrado sociale nelle periferie.

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