Le Banche chiamate sul banco degli imputati

Sportello_bancario_sliderDei 116 miliardi di euro “regalati” dalla Bce alle banche, imprese e famiglie non hanno visto un euro

ROMA – Ormai l’offensiva va assumendo proporzioni planetarie. Dopo gli “indignados”, gli occupanti di “Wall Street”, i ragazzi di piazza Syntagma e centinaia di migliaia di altri manifestanti, le banche sono sempre più al centro di una generale contestazione per la loro condotta e i pesanti effetti indotti sull’economia reale delle nazioni di mezzo mondo.

In Italia non sono più i giovani teppisti di piazza San Giovanni a Roma ad attaccare i simboli del potere finanziario, ma anche l’establishment politico e industriale del Paese, alle prese con una recessione ormai conclamata, reclama un’azione decisa del governo e delle autorità monetarie nei confronti degli istituti di credito, che vada oltre la moral suasion che non ha prodotto finora alcun risultato.

Dopo gli interventi del Partito Democratico e dei sindacati, anche il Pdl è sceso in piazza con una raffica di dichiarazioni e interrogazioni. In prima fila Maurizio Lupi che chiede a Banca d’Italia e ministro del Tesoro di “intervenire urgentemente sulle banche e verificare che fine hanno fatto i miliardi presi all’1% dalla Bce per dare credito agevolato ad imprese e famiglie, dal momento che ad oggi non sono aumentati i finanziamenti e comunque sono ad un costo altissimo ed inaccettabile”. L’ex ministro Giorgia Meloni fa notare che “la scuola di pensiero tedesca ha stabilito che la Bce per far ripartire l’economia deve sostenere le banche e non gli Stati. Siamo davanti ad un meccanismo perverso, che pone le banche in una posizione privilegiata mentre a perdere sono tutti gli altri”. L’intero partito chiede a Monti e a Passera “di convocare al più presto un tavolo tra il governo, la Banca d’Italia e gli istituti di credito italiani per stimolare concretamente la liquidità messa a disposizione dalla Bce per sventare il credit crunch”.

E in effetti i 116 miliardi prestati dalla Bce alle banche italiane al tasso dell’1 per cento e da queste parcheggiate immediatamente nella stessa Banca centrale in attesa di acquistare Bot e Btp ai tassi del 6/7 %, continuano a far gridare allo scandalo piccole e medie imprese in attesa di una proroga degli affidamenti, famiglie in difficoltà per la scadenza delle rate, giovani in attesa di un mutuo per comparsi casa e ridar fiato al mercato immobiliare. Anche il Corriere della Sera, l’organo per eccellenza dei ceti produttivi, per mano del suo vice direttore scrive di artigiani, piccoli e medi imprenditori “strozzati” dalle banche.

La difesa della corporazione è debole e contraddittoria. “Nonostante il negativo andamento ciclico – afferma il direttore generale dell’Associazione bancaria italiana – il flusso dei finanziamenti alle imprese resta positivo con una crescita del 5,8% rispetto ad una media europea dell’1,7%”. Ammesso e non concesso che sia vero (nessuno in realtà se ne è accorto), il dato senza altra specificazione di periodi di riferimento, di natura dei beneficiari ultimi, di disaggregazione per tipo di operazioni e di durata, di tassi di interesse, non ha alcun significato. L’ammissione finale dello stesso banchiere d’altronde è chiarissima: “Chiedere l’erogazione di più credito senza tener conto del contesto generale e delle interconnessioni non porta alla soluzione dei problemi”.

Ma allora la soluzione qual è? Fin tanto che sarà consentito alle varie Impresa Sanpaolo o Unicredit ricevere soldi pressoché gratis e impiegarli ad un tasso di sei volte superiore, senza correre alcun rischio o incertezza, imprese e famiglie possono mettersi il cuore in pace: non vedranno un euro.

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