L’Acea chiede i danni per le centrali ex Enel

Acea_sliderContestato l’acquisto che superava il 30% del valore di Edipower. L’Antitrust dà ragione alla municipalizzata

 

 

ROMA – L’accordo raggiunto il giorno di Santo Stefano tra i due contendenti, i francesi di Edf da un lato e gli italiani di Delmi (A2A e Iren) dall’altro sembra aver messo fine ad un braccio di ferro che era stato portato a livello di governo. In base a quella bozza di accordo infatti Delmi cederà a Electricité de France la propria partecipazione indiretta in Edison, mentre Delmi acquisirà il 70% del capitale di Edipower attualmente detenuto da Edison (50%) e da Alpiq (20%). Alla fine dei giochi, Edipower sarà interamente italiana in mano a Delmi (70%), A2A (20%) e Iren (10%), mentre Edison sarà detenuta all’80% da EDF.

Partita chiusa dunque? Non ancora perché prima della sottoscrizione formale del contratto bisogna sciogliere due nodi residui alquanto ingombranti. Prima di tutto occorre fare i conti con l’Acea, la municipalizzata elettrica di Roma che, assistita dallo studio legale Tonucci & Partners, ha denunciato l’irregolarità con cui Edf nel 2005, attraverso la controllata Edison, ha acquisito illegalmente, insieme all’Aem Milano (oggi A2A), la maggioranza di Edipower (le centrali ex Enel), superando la soglia del 30% stabilita dal dpcm 8 novembre 2000. Per questo l’Acea ha chiesto il riconoscimento del danno subito sul mercato elettrico, un risarcimento di oltre 900 milioni e il ripristino delle condizioni concorrenziali non rispettate.

Come si ricorderà, l’Antitrust ha dato ragione alla municipalizzata romana dal momento che la violazione “ha determinato un consolidamento della posizione di alcuni operatori nel mercato della generazione elettrica in Italia, che è perdurata fino ai nostri giorni. Ciò a fronte di altri operatori pubblici (italiani e stranieri), rispettosi del suddetto limite normativo, che dunque hanno subito una limitazione delle modalità di crescita sul mercato della produzione di energia elettrica, con effetti pregiudizievoli che si ripercuotono sugli assetti di mercato attualmente esistenti e che inevitabilmente influenzeranno anche quelli che si andranno a determinare nel futuro”.
A questo riguardo, la progettata cessione di Edipower a Delmi anziché facilitare la soluzione del contenzioso potrebbe complicare ulteriormente il quadro, lasciando sostanzialmente inalterato il vizio di origine dell’acquisto delle centrali ex Enel.

Da notizie attinte direttamente da romacapitale.net presso ambienti dell’amministrazione capitolina, l’azienda romana non sarebbe in alcun modo interessata ad acquisire una partecipazione di minoranza nella “cordatina” italiana che si è messa d’accordo con Edf. Se così fosse, per chiudere il contenzioso non rimarrebbe che la definizione del risarcimento del danno subito, liquidabile cash o attraverso la cessione di asset industriali di valore equivalente.

A quel punto per lo sblocco definitivo dell’accordo con i francesi ci sarebbe solo lo scoglio della Consob che entro il prossimo 20 gennaio si dovrebbe pronunciare sulla richiesta Edf di correlare il prezzo dell’Opa all’andamento dei prezzi di Borsa, senza riconoscimento di alcun plusvalore di controllo, reclamato invece dagli azionisti di minoranza.

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