11:43 | Metro, risarcita lavoratrice esclusa dal posto di lavoro perché troppo bassa

E’ stato bocciato il ricorso della metropolitana di Roma contro il reintegro di una dipendente esclusa dal lavoro perché troppo bassa, che dovrà essere risarcita per l’esclusione illegittima.

La lavoratrice, infatti, pur avendo superato il concorso per l’assunzione come addetto alla stazione, era stata esclusa per deficit di statura in quanto alta m. 1.53, più bassa quindi dell’altezza minima di m. 1.55 prevista dal Decreto ministeriale n. 88 del 1999, emanato dal ministero dei Trasporti.

La donna, dopo varie vicende giudiziarie, aveva ottenuto, su disposizione della Corte d’appello dell’Aquila, l’assunzione. A questa decisione Metro aveva fatto ricorso in Cassazione, chiedendo ai giudici di esprimersi sulla responsabilità dell’azienda “per essersi attenuta alle norme previste dal Decreto ministeriale e quindi per non avere disapplicato il regolamento che prevede i requisiti di assunzione, in particolare quello dell’altezza, in relazione alle mansioni rientranti nella qualifica messa a concorso, anche in deroga al D.M.”.

La sezione Lavoro – sentenza 234 – ha bocciato il ricorso e ha osservato che legittimamente la Corte d’appello ha disposto l’assunzione della lavoratrice dal momento che “non si ravvisano ragioni che giustifichino la necessità di un’altezza minima, sotto il profilo della sicurezza dell’utenza e degli agenti addetti al servizio di trasporto, ovvero della capacità ed efficienza nell’espletamento del servizio stesso”.

La Corte Suprema ha preso atto del fatto che il giudice del precedente grado “con un percorso motivazionale congruo ha ritenuto non legittimo, nella specie, il suddetto limite minimo di statura, con le conseguenti statuizioni al diritto all’assunzione e al risarcimento del danno”.

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