A Fiumicino lo scontro istituzionale si fa serio

SLIDERcanale_fiumicinoE’ rottura tra il Comune e l’Autorità di bacino sul piano urbanistico e sul mancato slocco dei vincoli idrogeologici

 

 

ROMA – La riunione tra tutte le forze politiche, gli organi tecnici e le autorità amministrative di Fiumicino che avrebbe dovuto dare il via libera al piano urbanistico del Comune si è invece risolto in una spaccatura verticale tra l’amministrazione in carica e gli organi pubblici di controllo. Sono volati gli stracci e la controversia ha tracimato dalle aule consiliari in mezzo alla strada. Il prossimo 23 gennaio infatti la cittadinanza, le forze politiche di maggioranza, gli operatori economici e alcune rappresentanza sindacali scenderanno in piazza per protestare contro il mancato sblocco dei vincoli idrogeologici che hanno impedito fin qui lo sviluppo edilizio dell’area comunale.

Ricostruire i fatti e le responsabilità in questa intrigata vicenda non è semplice. Da un lato infatti il sindaco Canapini, con la giunta di centro destra, spara a pallettoni contro l’Autorità di bacino del Tevere irremovibile sulle prescrizioni infrastrutturali per rimuovere gli ostacoli. “Incredibilmente – sostiene il sindaco – mentre alcuni enti dichiarano senza alcuna riserva che non esiste più alcun rischio (idrogeologico), visti i lavori effettuati di ripristino degli argini, l’Autorità di Bacino con arroganza e saccenza tira fuori dal cilindro un presunto studio effettuato da un professore universitario che chiarisce che ora il problema si è spostato su Fiumara Grande e guarda caso scorre proprio lungo il perimetro dei B4/A (le piccole porzioni di terreno con basso indice edificatorio, ndr)”.

Le opposizioni in Consiglio comunale non sono così tranchant. Che ci fosse un problema a Fiumara Grande – sostiene il capogruppo Udc in Comune, Angelo Caroccia – è cosa nota da tempo a tutti, chiaramente sottovalutata dall’amministrazione. Le polemiche quindi stanno a zero e non resta che correre subito ai ripari. Secondo il consigliere Udc bisogna innanzitutto riesumare “il vecchio progetto della strada di collegamento tra il Ponte della Scafa e il Porto Turistico (inspiegabilmente gettato al secchio, dopo aver ottenuto tutti i nulla osta) che non solo metteva in sicurezza i terreni indicati dall’Autorità di Bacino come a rischio idraulico, frapponendosi tra il fiume e i terreni in questione, ma dava una risposta precisa alle indicazioni dello stesso ente”. L’amministrazione invece si è gettata a capofitto su un altro progetto che a metà percorso virava all’interno dell’abitato congiungendosi poi con via del Faro, con il risultato di lasciare irrisolti tutti i nodi.

Siamo andati dunque a sentire l’altro protagonista della querelle, ossia l’Autorità di bacino del Tevere. Il segretario generale, Giorgio Cesari, considera sterile la bagarre che si è creata intorno al caso e non ritiene necessario trascinare la questione in confronti inutili e strumentali. “Parliamo soltanto del Piano di bacino del fiume approvato da tutte le autorità competenti, a cominciare dalla Regione Lazio. Dato atto all’Autorità portuale del completamento dei lavori sulla sponda sinistra del porto canale e dell’ultimazione dei lavori entro giugno sull’altra sponda, resta l’esposizione dell’Isola Sacra (l’area compresa tra la foce del Tevere e la Fossa Traianea, ndr) agli eventuali rischi di inondazione dal lato destro di Fiumara Grande, dove le opere previste dal Piano non sono state realizzate”.

E allora che succede, tutta la zona resta strettamente vincolata? “Per forza – ribadisce Giudici – ma non lo dice l’Autorità di bacino (e men che meno un presunto professore universitario). E’ la legge che ci impedisce di ’deperimetrare’, come si dice in gergo tecnico, la zona interessata dai possibili rischi idraulici, fin tanto che non saranno realizzate le opere prescritte”. Che sarebbero? “Senza addentrarci in troppi dettagli tecnici, la principale opera da realizzare, ben nota a tutti, consiste in quella strada-argine sul lato destro di Fiumara Grande che non solo metterà in sicurezza una zona di altissimo valore archeologico e ambientale, ma consentirà anche di procedere senza rischi alla realizzazione di quel progetto edificatorio che il piano regolatore del Comune ha già previsto”.

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