Gli spot paintings di Damien Hirst invadono Roma

DAMIEN-HIRST_Methoxyverapamil-Damien-Hirst-and-Science-LtdArriva alla Gagosian Gallery il più famoso tra gli artisti delle ultime generazioni, che apre la stagione artistica della Capitale

Il più famoso tra gli artisti delle ultime generazioni, star mediatica amata dal mercato e osteggiata dagli animalisti e da coloro che lo vedono protagonista di un’arte ridotta a pratica meccanica e non manuale, Damien Hirst invade la città con 10 manifesti e le pareti di tutte le dodici sedi internazionali della Gagosian Gallery con i suoi spot paintings. La fama lo aveva travolto già alla grande mostra “Sensation” del 1997 alla Royal Academy di Londra dove, nonostante si facesse fotografare in campagna passeggiando tra placidi bovini, ne presentava frammenti in forma aldeide racchiusi in grandi teche di legno e vetro.

Interrogato sul senso di questa ossessione per la conservazione, (altri grandi contenitori presentavano squali, piccoli pesci di varie specie, una pecora intera), rispondeva che amava la metafora, che l’arte parla della vita e dunque anche della morte, ma che il suo intento era soprattutto quello di porre davanti al pubblico delle composizioni, degli oggetti allineati e composti che provocavano inquietudine ma che la classificazione, il loro ordinato allineamento, cercavano di placare. Le bellissime teche di diverse dimensioni realizzate negli anni seguenti contenenti scatole, fiale, boccette di medicinali vogliono porsi ancora come scacco alla morte che l’uomo cerca attraverso le ultime frontiere della medicina mentre la vanità del mondo è evocata dalla presentazione di splendidi teschi realizzati con pietre preziose coloratissime.

Oggi, nei dipinti  in mostra, di dimensioni varie e caratterizzate da allineamenti di cerchi dai colori diversi ma ripetuti, Hirst mostra ancora la sua ossessione nel catalogare, nel disporre geometricamente oggetti  rivelando la sua fede utopica nella conoscenza, la sua origine minimalista ma anche il suo essere sempre e comunque un pittore che ama e venera il colore.

Nella stessa galleria avevamo ammirato i pallini che popolavano i quadri, gli abiti, gli ambienti della giapponese Yayoi Kusama che parlavano di disorientamento e di pensieri dominati dalla mancanza di senso, oggi siamo invece di fronte alla fede nel razionalismo, alla capacità umana di condurre e progettare la vita ad un interesse per i problemi della percezione visiva. E’ solo nel vivere, nell’affinare la vista che l’artista sembra indicare una strada. Comprendiamo così come il sensazionalismo dei primi anni sia stato un espediente per attrarre la nostra attenzione e farci riflettere sulla  profondità e sulla complessità del suo mondo.

(Maria Grazia Tolomeo)

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