Il Garante della privacy sui metodi di lotta all’evasione

Pizzetti_Francesco_sliderIl cittadino sottoposto ad una serie di controlli. Le nuove norme sui movimenti bancari, eccessive secondo Pizzetti

ROMA – Come si fa a coniugare la lotta all’evasione fiscale con il diritto di ogni cittadino al rispetto della propria privacy? Solo considerando la situazione di emergenza che il Paese vive nel contrasto ad una delle piaghe più pericolose del suo contesto sociale. Lo dice il Garante per i dati personali, Francesco Pizzetti, preoccupato per l’enormità dei poteri che le recenti disposizioni legislative hanno concesso all’Agenzia delle entrate. “Se non vivessimo in una condizione di allarme fiscale così elevato, non faticherei a definire eccessivo il sistema di controlli imposto a ciascuno di noi. Le nuove misure in qualche modo creano le condizioni perché ogni nostra mossa e ogni nostro comportamento siano sottoposti a stretto controllo”.

In effetti le moderne tecnologie, dal bancomat al telepass, dal telefono cellulare alle videocamere sparse ovunque, dalle intercettazioni telefoniche all’email, già consentono di sapere quasi tutto di noi. Con l’aggiunta oggi delle nuove disposizioni bancarie il termine stesso di privacy può suonare come un paradosso. “L’invio di tutti i dati sui movimenti bancari – afferma sempre Pizzetti – senza che vi sia un accertamento in corso da parte dell’autorità tributaria o giudiziaria è sicuramente una scelta dura, invasiva, dolorosa. Ma è un prezzo alto, ne sono convinto, che il Paese è disposto a pagare in termini di libertà personale per l’obiettivo altrettanto alto della lotta senza quartiere all’evasione fiscale”.

Qualcuno ha storto il naso quando il Garante della privacy ha fatto un parallelo tra il contrasto all’evasione e la lotta al terrorismo. “E’ chiaro che non vi è alcun confronto di gravità sociale. Ho voluto solo segnalare l’eccezionalità, ora come allora, di una legislazione speciale creata appositamente per un’emergenza speciale e perciò, per sua stessa natura, destinata ad essere limitata nel tempo. Quindi prima riusciamo a liberare il Paese dai tentacoli della truffa fiscale e prima restituiamo ai cittadini la loro vita privata protetta”.

Già, è forse questo il punto debole di tutto il ragionamento: la sua durata nel tempo strettamente necessario a debellare un fenomeno il cui inizio e la cui fine non sono definibili in assoluto. Il dubbio che il Grande Fratello di Orwell, una volta entrato in casa nostra, voglia restarci non è poi così remoto come il Garante della privacy auspica.

Potrebbero interessarti anche