Il peggio è passato nei mercati finanziari

Mercati_finanziari_sliderDopo una flessione iniziale, tengono stamattina i corsi azionari. Lo spread “balla” intorno a quota 500. Le agenzie di rating fanno il bello e il cattivo tempo

ROMA – Non c’è stato il temuto crollo in Borsa. Dopo la retrocessione dell’Italia in serie B ad opera di Standard & Poor’s, gli operatori guardavano con grande apprensione all’apertura dei mercati di stamattina. E in effetti le prime quotazioni a Piazza Affari sembravano preludere al peggio: meno 0,45% in apertura e spread sopra quota 500.

Poi invece il trend ha cambiato segno e mentre scriviamo l’indice Mib fa segnare un modesto +0,15, con le banche che continuano a soffrire, compreso Unicredit, che sotto aumento di capitale perde un punto e mezzo, e il gruppo Fonsai in procinto di passare ad Unipol. Brillano invece i titoli industriali, a cominciare dal gruppo Fiat e dalla Pirelli. Anche il differenziale con i bund tedeschi è tornato sotto la “linea del piave” di quota 500. Si conferma cioè che il declassamento del nostro Paese, della Francia e di altre nazioni europee era già stato abbondantemente scontato dai mercati.

Non è affatto detto tuttavia che si sia toccato il fondo del downgrade. Le minacce delle agenzie di rating, soprattutto riguardo ai debiti sovrani europei, continuano ad aleggiare come spade di damocle sulla testa dei nostri mercati. E a nulla valgono le critiche, le denunce, le recriminazioni contro le agenzie americane. Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch continuano imperterrite per la loro strada e dettano legge sui mercati.

Ora sembra addirittura che il rating del Fondo europeo salva Stati (Efsf) possa essere rivisto al ribasso. Dal momento infatti che il Fondo non ha capitale proprio, ma per finanziarsi emette obbligazioni garantite dai paesi membri, ne discende che se questi sono in punizione lo sia anche la loro longa manus. Almeno fino a quando il prossimo luglio entrerà in vigore l’Esm (European Stability Mechanism) con un capitale iniziale di 80 miliardi sganciato dalla solvibilità dei suoi azionisti.

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