Sigma-tau, il colosso farmaceutico a rischio

Sigma-Tau_sliderAvvio della cassa integrazione per 460 lavoratori e la messa in liquidazione dei due centri di ricerca di Milano e Caserta

ROMA – È un malato in terapia intensiva la Sigma-tau, da sempre fiore all’occhiello dell’industria farmaceutica italiana. Il tavolo di confronto di ieri al ministero dello Sviluppo economico non ha portato i frutti sperati. In un comunicato odierno, i vertici dell’azienda con sede a Pomezia hanno infatti confermato, seppur con un piccolo risultato, la cassa integrazione per 460 dipendenti (rispetto alle 569 unità previste).

Numeri esigui che raccontano però di uno stato di salute della ricerca alla canna del gas. Cervelli italiani sempre più in fuga da un Paese che per troppo tempo li ha dimenticati in panchina.

Tardive anche se comprensibili in questo senso, le dichiarazioni dell’assessore al Lavoro e Formazione della Regione Lazio, Mariella Zezza che ha sottolineato come “le dimensioni e le ricadute di questa crisi aziendale impongono a tutti i soggetti coinvolti un alto senso di responsabilità e, quindi, ulteriori sforzi per individuare ogni possibile soluzione”.

Il senso di responsabilità da parte delle istituzioni sarebbe stato forse quello di devolvere una torta più grande del nostro Pil alla ricerca medica e scientifica, comprendendo che il settore è una spinta strategica alla crescita di un Paese capace di renderlo competitivo e all’avanguardia. Fattori questi determinanti in un mondo globalizzato come il nostro, dove le piccole e medie imprese se non supportate dai propri governi, finiscono moribonde davanti a tanti ‘Golia’ stranieri.

Per questo lo sforzo della Sigma-tau che promette da una parte la ricollocazione dei lavoratori in altre aziende coinvolte nel processo di terziarizzazione delle attività non strategiche della società, dall’altra il confronto con le organizzazioni sindacali, per superare le sfide imposte dall’attuale scenario dell’industria farmaceutica internazionale, è quantomeno necessario.

In una situazione congiunturale sfavorevole come questa la miglior operazione possibile di un’azienda è quella di salvare più posti di lavoro possibili. Cosa assai ardua dal momento che i dati in mano al ministero dello Sviluppo economico parlano di oltre 300mila posti a rischio distribuiti fra piccole e grandi aziende nazionali. La strada tutta in salita per trarre in salvo le aziende è molto stretta e corre lungo tutto lo stivale.

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