Casale assegnato a onlus legata a Casapound: Alemanno sotto accusa

gianni-alemannoMancanza di trasparenza, dubbi sulle assegnazioni e ordinanze che non compaiono negli atti del Comune

ROMA – Un doppio casale, antico e diroccato, con tre ettari di terreno tutto attorno, confinante con la tenuta di Redicicoli, nel cuore del parco della Marcigliana. Al catasto è segnato come foglio 136, particelle 2-6. Questo lembo di agro romano sopravvissuto al cemento è l’oggetto un’interrogazione parlamentare mossa contro l’amministrazione comunale di Roma dai senatori del PD Francesco Ferrante e Roberto Della Seta.

Il casale, di proprietà del Comune di Roma dal 2000, è stato ottenuto a mò di compensazione dalla società Porta di Roma.
Il 24 maggio dello scorso anno, davanti all’ingresso del casale, in via Settebagni 531, viene firmato il verbale con cui il vice capo di Gabinetto del Sindaco di Roma, Antonio Lucarelli, dispone la consegna del bene a un rappresentante del Dipartimento patrimonio e casa del Comune e, contestualmente, affida il suo uso al rappresentante legale della cooperativa “Isola delle tartarughe onlus”, Paolo Sebastianelli.

Il dato interessante è che la cooperativa in questione è riconducibile a Casapound: Sebastianelli, infatti, è uno stretto collaboratore del suo leader, Gianluca Iannone. Se ci fossero dubbi in proposito, sul sito di Casapound è ben visibile il codice per donare il 5 per mille all’Isola delle tartarughe. Il nome di Paolo Sebastianelli, inoltre, compare accanto a quello Gianluca Iannone nell’imputazione, dalla quale fu poi prosciolto, per il pestaggio di un carabiniere a Predappio.

Sarà solo una coincidenza, ma proprio il 24 maggio scorso Casapound aveva accettato di essere sgomberata dallo stabile occupato di via Val d’Ala. “Abbiamo raggiunto un accordo per sistemare le trenta famiglie occupanti”, spiega lo stesso giorno alla stampa il vicepresidente di Casapound, Andrea Antonini, comunicando la notizia dell’avvenuto sgombero. Un colpo di scena inaspettato, dopo le pesanti dichiarazioni di Iannone di pochi giorni prima: “Non ce ne andremo mai da via Val d’Ala”.

Il verbale firmato davanti al cancello di via dei Settebagni, scritto a mano e protocollato, attesta soltanto l’effettivo passaggio di consegne, con tanto di chiave affidata nelle mani dei nuovi custodi. Ma fa riferimento a un atto precedente con cui l’Assessore al patrimonio aveva ratificato la decisione di affidare alla cooperativa due fabbricati e l’area circostante per circa 30.000 metri quadri. Essendo un’ordinanza emanata non dal Gabinetto del Sindaco, essa non compare nel registro degli atti del Comune. Inoltre non vi è traccia nemmeno del progetto di utilizzazione dell’area che l’Isola delle tartarughe avrebbe dovuto predisporre. L’assegnazione è avvenuta, evidentemente, sulla fiducia, con l’unica precisazione che “i manufatti versano in precarie condizioni statiche e di manutenzione” e che quindi sarà “onere della cooperativa sia eseguire le opere di messa in sicurezza, sia provvedere alla custodia dei beni”.

Questa vicenda, tutt’altro che cristallina, è stata denunciata anche dai consiglieri comunali del Partito democratico di Roma, che porteranno tutta la questione all’attenzione della Commissione trasparenza del Comune.
“È del tutto evidente” denunciano Ferrante e Della Seta “che la Giunta del Sindaco di Roma Alemanno non può pensare di amministrare il patrimonio capitolino come se fosse una sua proprietà privata. Non solo Alemanno tarda nel restituire alla collettività i beni confiscati alla mafia, ma l’attuale amministrazione ha finora sistematicamente ignorato le richieste di assegnazione provenienti da realtà associative indiscutibilmente ben più meritorie di quella in oggetto”.

Di conseguenza, gli interroganti chiedono che si verifichi che l’amministrazione comunale abbia seguito tutte le procedure che impongono un corretto utilizzo dei beni e del denaro pubblico e che si siano rispettate le norme relative alla tutela dei beni d’interesse paesaggistico e storico.

Mancanza totale di trasparenza e gestione dei beni ampiamente contestabile: chi si aspettava grandi cose dal PRIA, il Programma di riqualificazione degli immobili agricoli dismessi o sotto utilizzati, presentato da Alemanno nel 2009, rimarrà quanto meno perplesso.

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