Concordia, stop alle ricerche. La nave si muove

Costa_Concordia_sliderDomiciliari per Schettino e la Procura pensa al ricorso. Intanto il comandante De Falco diventa l’eroe di questa tragedia. Ancora 23 dispersi

ROMA – La Procura di Grosseto è intenzionata a far ricorso contro il provvedimento del gip Valeria Montesarchio, che ieri non ha convalidato il fermo in carcere per il comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, disponendo gli arresti domiciliari, che l’uomo sta scontando nella sua casa di Meta di Sorrento (Napoli). Lo ha annunciato il procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio.

“Leggeremo le ragioni del gip – ha detto Verusio – Credo che l’ufficio farà ricorso avverso a questo provvedimento. Vedremo cosa deciderà il Tribunale della libertà”. ”E’ possibile”, secondo il procuratore capo, che il comandante “possa fuggire dagli arresti domiciliari. Per la sua personalità e per i reati che gli vengono contestati, sarebbe stato necessario che Schettino fosse rimasto in carcere, sostiene il procuratore, perché “non vorremmo che possa sottrarsi alle sue responsabilità” stando ai domiciliari.

Non solo. Schettino potrebbe “inficiare l’attività istruttoria” mantenendo “contatti con persone della catena di comando”. Il procuratore capo di Grosseto ha anche detto che il test tossicologico su Schettino è stato disposto perché “immaginavamo che fosse sotto l’effetto di sostanze stupefacenti”. Verusio ha spiegato inoltre che i pm stanno indagando sulla ”catena di comando” della Costa Concordia, per ”raccogliere e verificare la responsabilità di qualche altro ufficiale” nel mancato coordinamento delle operazioni di evacuazione dei passeggeri.

Ieri in udienza il comandante ha risposto a tutte le domande del giudice Valeria Montesarchio e dei pm, ben quattro, presenti in aula: il procuratore Francesco Verusio, i sostituti Pizza, Leopizzi e Navarro. ”Ero io al comando” della nave quando ha impattato gli scogli, e ”sempre io ho manovrato in emergenza salvando centinaia, migliaia di persone”, ha detto difendendosi dalle accuse.

Schettino ha detto ai magistrati di ”non aver abbandonato la nave”, precisando di esser stato impossibilitato a risalire a bordo a causa della forte inclinazione. “Non sono fuggito, sono caduto nella scialuppa – ha dichiarato nell’interrogatorio di garanzia – Stavo aiutando i passeggeri quando il meccanismo di discesa si è inceppato e mi sono trovato nella scialuppa. Non potevo risalire a bordo”, si è difeso il capitano.

Ha anche dato spiegazioni sulla scelta della rotta, che ha fatto impattare al Concordia lo scoglio de Le Scole, davanti al Giglio: ”L’abbiamo trovato davanti sul percorso di navigazione”. Tornato a casa però il comandante avrebbe ammesso ai suoi amici più stretti di “aver commesso un errore”, riferendosi al cosiddetto ‘inchino’ che ha portato la nave troppo vicina alle coste dell’Isola. Avrebbe chiarito infine perché dalla nave l’allarme è stato dato circa un’ora dopo l’allarme ‘di falla’, quando la Costa Concordia ha cominciato ad imbarcare acqua e ad inclinarsi.

C’è un eroe in questa storia. O forse con il passare dei giorni ce ne saranno altri che al momento non conosciamo, ma l’idolo di oggi è il comandante De Falco, capo della sezione operativa della Capitaneria di Porto di Livorno, colui che nella notte della tragedia ha intimato al comandante Francesco Schettino di tornare sulla Concordia e di eseguire gli ordini.

È ‘bastata’ la registrazione di una telefonata e il tono deciso e risoluto del comandante per far breccia nell’Italia e nel mondo. “De Falco – si legge sul web – E’ lui l’Italia vera. Quella onesta che non si mette in mostra. Che viene fuori per caso. Più che eroi, esempi di serietà. Per tutti. L’Italia ha bisogno di uomini come lei”.

Non solo in Italia ma anche nel resto del mondo la telefonata tra il comandante della Capitaneria di Porto di Livorno, Gregorio Maria De Falco, e Francesco Schettino è diventata la notizia principale. L’ordine perentorio “vada a bordo, caz…” è stato tradotto nelle diverse lingue e campeggia sulle prime pagine insieme al resto delle notizie sul naufragio della Concordia.

Sul fronte delle ricerche questa mattina tutte le operazioni di ricerca e soccorso attorno alla Concordia sono state sospese. La nave avrebbe subito una ‘rotazione’. Un movimento che viene ritenuto più preoccupante dell’oscillazione (9 centimetri in orizzontale e 1,5 centimetri in verticale) avvenuta lunedì.

Le ricerche, viene spiegato, sono sospese, in attesa che gli esperti stabiliscano se lo scafo ha trovato un punto di appoggio. Il timore è che il maltempo previsto a partire da domani possa far precipitare il relitto nel gradino sottostante, facendo finire la Concordia a 70 metri di profondità. Al momento dello stop i palombari della Marina militare stavano per piazzare tre microcariche di esplosivo per aprire nuovi varchi verso il ponte 4, dove si ritiene ci possano essere altri corpi.

Il bilancio della tragedia al momento è di 11 morti e 23 dispersi. Ieri sera la Prefettura di Grosseto ha diffuso un elenco in cui vengono pubblicati i nominativi di 28 persone mancanti all’appello, ma come ha spiegato il prefetto Giuseppe Linardi, questo numero si è reso necessario in quanto i cinque cadaveri (quattro uomini e una donna) trovati ieri non sono stati ancora identificati.

Dei nostri connazionali, mancano all’appello i passeggeri Maria D’Introno, di Biella; le amiche siciliane Maria Grazia Trecarichi e Luisa Antonia Virzì; il riminese William Arlotti e la figlioletta Dayana di 5 anni, tutti passeggeri, mentre l’unico italiano disperso membro di equipaggio è il 30enne Giuseppe Girolamo di Alberobello (Bari). Per quanto riguarda le altre nazionalità, i tedeschi sono 13. Quattro i francesi, due gli statunitensi. Mancano poi all’appello un ungherese, un indiano ed una peruviana. In totale, si tratta di 16 donne, una bambina e 11 uomini.

 

Leggi anche

Trovati altri cinque cadaveri. Schettino dal Gip (17 gennaio 2012)

Sei le vittime del naufragio finora accertate (16 gennaio 2012)

Potrebbero interessarti anche