Il Consiglio ha approvato il Piano per la gestione dei rifiuti

regione_lazioGli obiettivi: raccolta differenziata al 65%, riduzione della produzione e realizzazione di impianti

ROMA – Riduzione alla fonte della produzione di rifiuti, raccolta differenziata al 65% dal 2012 e realizzazione di un sistema integrato di impianti di recupero e smaltimento. Questi, in sostanza, gli obiettivi, da perseguire entro il 2017, del Piano di gestione dei rifiuti approvato questa mattina dal Consiglio regionale del Lazio, con 40 voti favorevoli e 23 contrari, su proposta della Giunta Polverini. Il provvedimento ha lo scopo di uniformare e razionalizzare la programmazione che si è susseguita nel tempo, aggiornare la pianificazione al nuovo quadro normativo nazionale e superare definitivamente l’emergenza rifiuti nel Lazio. L’atto sarà adesso trasmesso alla Commissione europea, ai sensi della sentenza con cui, il 14 giugno 2007, la Corte di giustizia europea ha condannato la Repubblica italiana.

Soddisfazione è espressa dal presidente della Commissione Ambiente alla Pisana, Roberto Carlino (Udc), che, oltre a ricordare come questo atto allinei finalmente la Regione alla richieste dell’Unione Europea, ha sottolineato come “oggi abbiamo la possibilità di far fare un salto in avanti al nostro territorio, fornendo un documento che aggiorna finalmente un Piano del 2002, ormai troppo arretrato rispetto ai cambiamenti morfologici e demografici che si sono verificati in 10 anni nel Lazio, ma soprattutto per i significativi progressi tecnologici che si sono ottenuti anche nel campo della gestione dei rifiuti”. Qualche critica dall’opposizione. Il capogruppo del Pd Esterino Montino ha puntato il dito contro la mancanza di “reali novità del piano e della previsione di risorse finanziarie e di un sistema industriale”.

Nel dettaglio, è fissata al 65 per cento la soglia minima di raccolta differenziata dal 2012 al 2017. Per la gestione dei rifiuti, la Regione è stata divisa in cinque grandi aree, corrispondenti in larga parte al territorio delle Province, i cosiddetti Ato (ambiti territoriali ottimali), in cui andranno organizzati i servizi di raccolta dei rifiuti urbani, garantita l’autosufficienza degli impianti di trattamento meccanico biologico (TMB) e di quelli di smaltimento di rifiuti urbani (discariche). Scompare dunque l’Ato unico regionale. Infine il piano non indica direttamente le aree idonee ad ospitare i siti di smaltimento e recupero dei rifiuti, ma fissa – come previsto dalla legge – i criteri per la localizzazione da parte delle Province nei loro strumenti di pianificazione territoriale. Termovalorizzatori e gassificatori dovranno invece essere autosufficienti su base regionale.

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